Attualità
A Sottoriva la prima provinciale de “Il tempo della montagna”
VARALLO – Andrea Musano, delegato con Vanni Boggio presso l’associazione Architetti Arco Alpino, presieduta da Simone Cola, a nome dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vercelli e del Consiglio dell’Ordine, venerdì 19 marzo ha accolto il numeroso pubblico presente al Cinema Sottoriva di Varallo per la prima provinciale della proiezione del docu-film «Il tempo della montagna – ArchitetturAlpinA in dieci storie», diretto da Francesca Molteni e Davide Fois e prodotto da Muse Factory of Projects. Si tratta del primo progetto cinematografico interamente dedicato all’architettura contemporanea delle Alpi italiane, nato da un’idea dell’Associazione Architetti Arco Alpino: «La proiezione è il risultato di un viaggio attraverso dieci luoghi emblematici e dieci progetti innovativi, da scuole a misura di bambino a infrastrutture d’alta quota, da spazi pubblici rigenerati al recupero di borgate storiche, che raccontano come l’architettura possa trasformare le comunità di montagna, sostenere la loro vita quotidiana e immaginare nuovi scenari di futuro».
A Sottoriva la prima provinciale de “Il tempo della montagna”
Dopo i saluti di Marina Martinotti, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vercelli, del vice presidente del Cai Varallo Gianluigi Avondo, di Roberta Bonazzi, assessore del Comune di Varallo, Musano ha ringraziato quanti avevano contribuito alla realizzazione dell’evento. Dieci progetti per dieci storie, tra le quali spicca quella in cui il tema dell’abitare emerge con maggiore forza: è l’esperienza di San Gottardo di Rimella, che dimostra come un approccio corretto al programma possa contribuire anche ad un incremento della popolazione attiva e alla vitalità del territorio. San Gottardo di Rimella è stata scelta dall’Ordine di Vercelli come esempio di un abitare consapevole, facendo emergere un insieme di interventi, pubblici e privati, semplici e coerenti, capaci di inserirsi con discrezione nel paesaggio e di valorizzare l’architettura tradizionale Walser. Il film è stato davvero un invito a riflettere su spopolamento, sostenibilità, turismo e rapporto uomo-natura. Accanto alle architetture e ai suoi abitanti, l’altra grande protagonista è proprio la Montagna: la sua voce, le sue forme, il suo tempo, restituiti da chi la abita, la progetta, la visita, e soprattutto la ama. Attraverso il docufilm è emerso come l’architettura possa sostenere la vita quotidiana delle comunità e sia un elemento forte per immaginare nuovi scenari di futuri. Tradizionalmente le regioni montane sono percepite come remote e isolate, con una minore accessibilità ai servizi e alle risorse, mentre possono offrire opportunità uniche per l’apprendimento e lo sviluppo culturale legate alla loro storia, tradizioni e ambiente naturale, avendo sviluppato una forte cultura di resilienza e adattamento alle sfide ambientali e sociali, che riflette un elevato senso di identità culturale: gli antropologi chiamano «paradosso della modernità», o «paradosso alpino», il fenomeno secondo il quale il livello di istruzione e di vivacità culturale di una comunità aumenta salendo di quota. Musano ha concluso l’intenso pomeriggio di incontro e confronto ricordando che l’architettura deve essere al servizio di chi vive in montagna, indirizzata all’utile: «Cose al posto giusto in funzione di quello che è stato progettato per essere realizzato».
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