Attualità
Al via il corso di titzschu organizzato da Unione Alagnese
ALAGNA – La sera di venerdì 9 gennaio alagnesi, valsesiani e villeggianti hanno varcato la porta della scuola primaria per assistere alla prima lezione del corso di titzschu, organizzato da Unione Alagnese. Diverse persone che avevano già frequentato le lezioni negli anni scorsi sono tornate in aula, dove hanno avuto modo di conoscere i nuovi partecipanti. A differenza del passato, qualcuno ha potuto usufruire dell’opportunità di seguire il corso da remoto.
Al via il corso di titzschu organizzato da Unione Alagnese
Nelle ore di attività didattica gli allievi hanno studiato gli articoli determinativi e indeterminativi, imparato le regole per la formazione del plurale nell’antichissima parlata germanica e appreso parecchie parole nuove.
Attraverso la lettura di un testo, i partecipanti sono venuti a sapere che nel Medioevo dopo aver valicato i passi alpini i primi coloni walser si insediarono a Pedemonte. Riga dopo riga, è emerso uno spaccato della vita di allora.
Un tempo, gli uomini si dedicavano ai pesanti lavori all’aria aperta, invece le donne si occupavano delle faccende domestiche e della cura del bestiame.
Nella fredda e lunga stagione invernale alla sera uomini, donne e bambini si ritrovavano con i vicini di casa al piano terra delle abitazioni in legno e in pietra, precisamente nello stand (soggiorno), per la veglia, durante la quale si filava, si suonava, si cantava e si ballava. Nel corso di una lezione alcuni studenti hanno letto un racconto ispirato all’amico fraterno di Heidi, gaissu Peiter (Pietro delle capre).
Come il ragazzino sulle alture della Svizzera, anche i pastorelli alagnesi realizzavano mucche e fischietti in legno mentre custodivano il bestiame nei pascoli della Val d’Otro, all’ombra del Monte Torru.
È stato dato spazio alla toponomastica: per esempio, la località Grinners Ekke (adossi piangenti»), che si trova a 2.550 metri di altezza tra la Bocchetta della Moanda e il Passo del Gatto nella zona del Monte Tagliaferro, è stata così denominata perché sono presenti diversi solchi che scendono verso valle e assomigliano alle lacrime che scorrono sul volto. Sono state trattate storie legate alla fantasia, tra le quali la vicenda riguardante un pastore in estreme condizioni di povertà aiutato da un leggendario tokji («folletto»), con le gambe corte ma agile come un camoscio. Nell’ambito religioso, l’invocazione alla Madonna delle Grazie è una testimonianza della fede della popolazione walser.
Il testo dell’invocazione è il seguente: Liebi Frowwa der Gnodu, tua nis spannu a’ fodu vourna inz hus und inse godu. (Cara Signora delle Grazie / Madonna delle Grazie, tira per noi un filo davanti alla nostra casa e alla nostra stalla).
Il corso si è concluso venerdì 20 marzo, con la decima lezione.
I partecipanti alla scuola serale di lingua walser, contenti di aver appreso nozioni grammaticali e molteplici aspetti culturali, rivolgono un sincero ringraziamento al docente Davide Filié, il quale già da parecchi anni con grande passione guida gli allievi alla scoperta del titzschu, lingua tanto bella quanto complessa da imparare.
Se i discendenti dai Walser desiderano essere padroni in futuro della preziosa eredità linguistica lasciata in dono dagli antenati, è necessario cogliere l’attimo agendo nel presente come stanno facendo inverno dopo inverno i volenterosi ed entusiasti alunni del corso di titzschu.
Chiara Fanetti
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