Attualità
Aldo Cazzullo torna a Borgosesia
BORGOSESIA – Aldo Cazzullo scrittore, giornalista, presentatore televisivo, su invito dei suoi “vecchi” compagni di scuola delle Medie Marconi, giovedì 25 febbraio è tornato a Borgosesia e nell’Aula Magna, affollata da un pubblico tanto numeroso da esaurire tutti i posti disponibili, è stato intervistato dagli studenti.
Aldo Cazzullo torna a Borgosesia
L’incontro era stato organizzato da Anna Lisa Cappa Bianchi con la collaborazione del Dirigente Scolastico Vincenzo Guida, che ha accolto l’ospite e dato la parola all’Assessore alla Cultura, Gianna Poletti, insegnante nello stesso plesso scolastico.
Cazzullo ha manifestato l’emozione di ritrovarsi nella scuola dove aveva frequentato le medie circa cinquant’anni prima, rivedendo molti dei suoi compagni di scuola. Non è stato semplicemente l’incontro di una classe con lo scrittore, amplificato dal fatto di essere aperto al pubblico, ma il ritorno ad un luogo conosciuto e frequentato nel periodo della pre-adolescenza, infatti Cazzullo ha ricordato come lo spostarsi da Alba a Borgosesia fosse stato difficile: “La Borgosesia degli anni Settanta era una città industriale, con un Sindaco socialista, e una forte presenza di immigrati dal Sud: era insomma una città molto più aperta di Alba. Quelli erano anni difficili: nel 1978 il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, nel 1980 la strage di Bologna. Nonostante tutto era un paese che sapeva proteggere: ricordo ancora il pullman della neve che ci portava a sciare all’alpe di Mera. Erano gli anni di Happy Days, di Grease, ma anche di 2001 Odissea nello spazio, che mi aprì la mente”.
Hanno aderito all’invito a intervistare Cazzullo un gruppo di ragazzi della classe II D (Adele Pollini, Vittoria Tribbia, Kimberly Barrientos, Bianca Prandina, Beatrice Morano, Leonardo Cabassa), accompagnati dall’Insegnante di lettere Irene Ciullo, ponendo domande originali ed interessanti. E’ stata mantenuta la spontaneità dell’incontro: non c’erano domande meno importanti di altre e Cazzullo ha risposto puntualmente, pur nel tempo limitato a disposizione, complimentandosi con i ragazzi, sottolineando l’importanza dello scambio reciproco, ricordando che la più grande ricchezza della vita è il tempo, che va usato saggiamente, perché non è infinito: “E’ importante che abbiate sempre fiducia in voi stessi e che manteniate la vostra dignità”. Cazzullo ha confermato come gli fosse sempre piaciuto scrivere: “Alle elementari scrivevo poesie, che piacevano moltissimo alla Maestra e che mi mettevano in imbarazzo nei confronti dei miei compagni di scuola” invitando i ragazzi a leggere quanti più libri possibile: “Ho sempre maggiormente amato la saggistica rispetto ai romanzi. Tenete sempre un libro tra le mani. Oggi la cosa più importante è salvare la civiltà umana, perché tutto sta cambiando molto in fretta e la civiltà umana è a un bivio”. Riferendosi alla sua formazione ha spiegato che ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e frequentato la Scuola di Giornalismo a Milano: “Mi emoziono sempre quando scrivo, mi faccio coinvolgere e quando devo fare una intervista all’inizio sono timido, è nel mio carattere, poiché spesso si devono anche porre domande sgradite, ma sono sempre molto onesto, faccio rileggere le interviste prima di pubblicarle. Mi emoziona la grandezza delle persone, sono attratto più dalla virtù che dal vizio. Credo che il contrario di ignoranza sia curiosità: siamo tutti ignoranti, ma non ci si può compiacere di esserlo, bisogna cercare di esserlo meno”.
Gli studenti attraverso questo tipo di incontri imparano a condividere ciò che leggono, diventano “lettori consapevoli”, non semplici consumatori di libri. Le competenze di uno scrittore sono infatti diverse e complementari rispetto a quelle di insegnanti, genitori o educatori, e contribuiscono a trasmettere l’amore per le storie e per la lettura.
Incontrare l’autore di un libro che si è amato è come, dopo aver gustato un buon piatto che ci ha emozionato, poterne parlare con lo chef, scoprendo come ha scelto gli ingredienti, in che modo li ha abbinati, quanta fatica c’è voluta tra l’idea e la realizzazione: i ragazzi si sono sentiti partecipi e attori, avendo l’opportunità di scambiare con l’autore sentimenti e sensazioni scaturiti dalla lettura dei suoi libri, ponendo domande sulla storia, ma anche sulla vita: è un passaggio formativo che emoziona e lascia il segno. L’invito espresso dallo scrittore di non isolarsi ma condividere la vita sociale, non facendosi imprigionare dal narcisismo del telefonino, che è uno specchio pericoloso che inghiotte, è stato rafforzato dalla considerazione che: “La vita reale è più complicata della vita virtuale”.
Rispondendo alle ultime domande Cazzullo ha parlato di Francesco, il protagonista del suo ultimo libro sottolineandone lo sguardo quasi profetico e le intuizioni rivoluzionarie: “Ognuno deve essere remunerato in base al proprio lavoro e non all’autorità: quanto mai attuale se pensiamo a manager che hanno fatto fallire aziende e se ne vanno con un sacco di soldi”. Francesco è un modello unico e inimitabile, invitava ad amarsi l’un l’altro, a essere sempre di buon’umore “ilari e gradevoli”, ritenendo che la felicità fosse un dovere. Riferendosi alla domanda sull’ecologismo di Francesco Cazzullo ha ricordato che l’amore per gli animali è un sentimento nobile, ma privato: “Un bambino vale più di un cane” e ha smentito l’idea che Francesco fosse vegetariano: “Mangiava quello che gli veniva offerto”. In Italia purtroppo oggi si fanno pochi figli, per mancanza di fiducia nel futuro, eppure l’invito è quello di riscoprire l’orgoglio di essere italiani. “Dimostrarci all’altezza di questo Paese: ci sono state persone, uomini e donne per cui l’Italia era un valore che valeva la vita, e molti ce ne sono anche adesso”. L’incontro è stato anche l’occasione per accennare all’ultimo libro di Cazzullo: “Francesco” e per un affollato firmacopie.
In serata lo scrittore era atteso al Teatro Maggiore di Verbania per lo spettacolo teatrale Francesco, interpretato con Angelo Branduardi, che si inserisce nelle celebrazioni degli 800 anni dalla morte del Santo patrono dell’Italia. La ricostruzione teatrale di Cazzullo e Branduardi si pone l’obiettivo di rileggere “le storie” di San Francesco sotto il profilo della devozione, ma anche il ruolo di San Francesco nella storia del suo tempo, il San Francesco della poesia che diventa preghiera e inno al creato, infine il San Francesco che giunge fino a noi, attraverso il segno tracciato dai terziari ed i santi suoi successori, e attraverso le parole di un Papa da poco scomparso, che ha scelto di portare il suo nome.
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