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Celebrata domenica 18 gennaio la patronale di San Gaudenzio a Varallo
VARALLO – Domenica 18 gennaio la comunità varallese si è riunita per festeggiare la patronale di San Gaudenzio. Alla Messa delle 11 in Collegiata tanti i fedeli presenti, insieme alle autorità cittadine, ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, alle Confraternite e al Gruppo Mascherato di Varallo, Marcantonio, Cecca col seguito e con parte del Comitato e altre Maschere rionali.
Davanti all’altare la Lum accesa.
Celebrata domenica 18 gennaio la patronale di San Gaudenzio a Varallo
A nome del Consiglio parrocchiale ha aperto la celebrazione Rosa Angela Canuto, che ha ricordato l’episodio del Miracolo delle Rose si Gaudenzio.
Si racconta che nel 396 d.C. Ambrogio, vescovo di Milano, stesse tornando da un viaggio a Vercelli verso il capoluogo lombardo. A metà strada però i cavalli si fermarono, rifiutandosi di proseguire. Ambrogio accolse il fatto come un segno divino e decise di fermarsi a Novara, dove lo accolse il vescovo Gaudenzio. Che però non aveva molto da offrire ad Ambrogio: così, per miracolo, nel suo giardino fiorì un roseto meraviglioso in mezzo alla neve. Da lì l’usanza, appunto per la patronale, di deporre ai piedi della statua di Gaudenzio delle rose, che domeniche scorsa hanno portato, dopo averle realizzate con le loro mani, i bambini del catechismo.
Durante l’omelia, il prevosto don Roberto ha ricordato come Gaudenzio vivesse in una comunità di sacerdoti «per cui, prima di essere pastore, era un fratello». Ha inoltre sottolineato l’importante e significativa azione del «condividere, ma anche il cuore». «Oggi la società è troppo ritratta su se stessa, si ha paura di essere giudicati, e questo è brutto. Tutti abbiamo dentro di noi sentimenti da fare affiorare».
Da qui il parallelismo col carnevale che rende onore alla «convivialità, al vivere insieme momenti e occasioni, con gli anziani, i bambini e ragazzi delle scuole, insieme alla gente. Tutto questo ci fa essere testimoni del nostro tempo, con amore e amicizia, cioè i segni del Vangelo». In ognuno dei ruoli nel quale individualmente agiamo possiamo tutti farci testimoni e, «come ha detto Papa Leone, ripartire da Cristo, innamorandosi di Gesù, che può cambiare le nostre vite. Gaudenzio trasmette il senso dell’amore per Gesù, per il quale occorre apparecchiare il nostro cuore». Don Roberto ha anche parlato della gioia, di quella «dentro di noi» e che dobbiamo «trasmettere».
«Gaudenzio parlava nelle piazze. Oggi lo si fa sui social, che spesso vengono utilizzati male e dei quali invece dovremmo servirci per comunicare agli altri la gioia che portiamo nel cuore». Infine dal prevosto un augurio e un auspicio: «Vivete bene il tempo del carnevale, con quella presenza che è capace di consolare e di infondere speranza. Siate “samaritani” e non “leoni” da tastiera: dalle vostre parole traspaia un sentimento di gioia».
Per concludere, don Roberto ha reso noto che la Soprintendenza ha autorizzato il restauro dei sei Teleri del Gianoli (1654), attualmente in cattive condizioni di conservazioni.
Al termine della funzione, sempre don Roberto ha voluto donare alle maschere e alle autorità un calendario 2026 con scorci cittadini fotografati dall’obiettivo di Silvano Ferraris.
Fuori dalla chiesa, la vendita di bellissime torte casalinghe a sostegno delle attività parrocchiali.
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