Attualità
Grazie infinite, Dario e Ornella!
VARALLO – Un vero piacere andare a trovarli per una intervista «di fine mandato» e per un caro, affettuoso saluto. I coniugi Uffredi, Dario e Ornella, dopo anni e anni di lavoro, cessano l’attività e vanno in pensione: già chiuso il ristorante, l’albergo rimarrà aperto fino a marzo.
Avranno ugualmente un bel po’ di cose da fare: nonni dei piccoli Camilla e Filippo, saranno di grande aiuto al figlio papà Diego e a mamma Martina, e poi conosciamo bene l’impegno di Ornella, pure quello da decenni, come presidente della SOMS di Varallo. Un vero piacere, dicevo, sedere insieme a loro a uno dei tavoli del ristorante, dentro a quella sala in cui, assaporando i piatti sempre preparati e presentati sapientemente e con gusto, abbiamo tutti trascorso bellissimi e intensi momenti di condivisione, allegria, spensieratezza, quelli che sempre regala una curata, eccellente convivialità. E che restano giustamente e gioiosamente negli annali dei nostri ricordi.
Grazie infinite, Dario e Ornella!
Quella dell’Albergo Italia di Varallo è una storia lunga e significativa: «Aveva aperto a inizio ’800» ha ricordato Ornella, «di proprietà della famiglia Guglielmina, la cui hôtellerie allora comprendeva diverse strutture. Dopo la guerra l’avevano rilevato i Magnone, che ancora, con gli eredi, ne sono i titolari».
Punto di riferimento per tante e diverse occasioni di festa, dai pranzi e cene dei coscritti alla villeggiatura lunga al turismo di passaggio ai brevi soggiorni di lavoro, «l’Italia» da duecento anni è uno dei simboli della città. Grazie al posto che occupa, centralissimo, e a quanto in tutto questo tempo ha dato: per Varallo, insomma, una specie di istituzione.
«Dal 1986 e per tre anni era rimasto chiuso» ha specificato Ornella. «E nel 1989 siamo arrivati noi». In realtà, mi ha spiegato Dario, lui all’Italia aveva già lavorato: «Finita la scuola, per me cominciavano le stagioni in giro, e così mi ero fatto un po’ di esperienza. Poi, nel 1973, ecco l’impegno in questo albergo, nel quale appunto sarei tornato, insieme a mia moglie, e dopo un periodo al “Roma”, a Serravalle, appunto nel 1989».
Una carriera lunghissima, quella «del Dario dell’Italia» nell’ambito della ristorazione e della ricettività alberghiera. Lunga e costellata di viva soddisfazione, fatta di continuità, precisione, abilità empatiche (eh se servono, quando si ha a che fare con la gente), serietà, professionalità. Non a caso, e non per niente, nell’aprile del 2023 il Presidente Mattarella gli aveva conferito l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana per quanto fatto, e riconosciuto, nell’ambito occupazionale di riferimento.
Dal 1989 a oggi, poco meno di quarant’anni. Non un’epoca ma quasi
«Abbiamo visto veramente tanti cambiamenti» ha detto Ornella, «coi quali, quando svolgi un lavoro come il nostro, devi confrontarti, per riuscire a stare al passo coi tempi, con i gusti della clientela, con le differenti esigenze, ché anch’esse si modificano, mutano, si rinnovano. Un esempio per tutti, e direi validissimo, che conferma questo evolversi delle mode, delle abitudini: una volta c’erano i “villeggianti”, che salivano in Valle a trascorrere settimane se non addirittura mesi, quelli estivi, di vacanza per respirare l’aria pura della montagna. Ospiti fissi ogni anno a scadenze precise, l’Albergo diventava per loro una sorta di seconda casa. Ora il concetto stesso di “ferie” ha assunto un’altra accezione: brevi o anche brevissimi soggiorni, un fine settimana, un ponte lungo. E le attività ricettive devono chiaramente adeguarsi a queste nuove tendenze».
E, in fondo, devono essere così brave (esattamente come sono stati gli Uffredi) anche a intercettare le molteplici e svariate richieste dei clienti: «Tre sostanzialmente le tipologie: i turisti, gli artisti, ché a Varallo e qui da noi ne sono passati tanti, con Alpàa, Stagioni Teatrali e altri eventi, e la clientela business: a proposito di quest’ultima, ricordo molto bene come, all’avvio e subito al lancio dell’era di internet, ci eravamo dovuti in gran fretta attrezzare con wifi e quanto occorreva».
Ecco: decine e decine di artisti sono stati ospiti all’Italia. Mi torna in mente una serata in mezzo alla settimana trascorsa insieme a Dario Fo: «Luisa, se ti sbrighi siamo qui dal Dario a cena». E così, primi anni Duemila, avevo conosciuto il grande attore, scrittore, regista. Simpatico e alla mano: mi aveva offerto un po’ del suo bunet!
«Nel 2005 avevamo avuto in albergo Enrico Bertolino, che si era fermato da noi otto giorni» hanno ricordato sia Ornella che Dario. «Sì, perché col suo nuovo spettacolo avrebbe esordito proprio al Civico dove quindi erano state programmate anche le prove».
Memoria richiama memoria: «Per vent’anni, in concomitanza con le festività pasquali, e ancora nel 2025, sempre per tramite di un’agenzia scandinava» la narrazione della signora Uffredi è proseguita sull’onda dei ricordi, «ha soggiornato da noi, per una sorta di seminario tematico, un gruppo di pittrici finlandesi. Tra le mete, le passeggiate intorno alla città, naturalmente il Sacro Monte, dal quale, spiegavano, traevano ispirazione per le loro opere. Ma pensiamoci: dalla Finlandia, con tutti i posti meravigliosi che ci sono nel nostro Paese, avevano scelto Varallo, ci sarà o no un motivo?».
A fine «intervista» (in effetti si è trattato di una piacevolissima chiacchierata) – i due nonni dovevano infatti andare a recuperare i nipoti all’asilo – ho ancora voluto chiedere come sono stati, in quasi quarant’anni, i rapporti con le istituzioni e le molte realtà associative presenti sul territorio comunale: «E’ davvero importante avviare e poi portare avanti relazioni basate sulla collaborazione reciproca» ha confermato Dario. «Siamo sempre andati d’accordo con tutti; d’altronde, in una piccola località come è Varallo bisogna ed è giusto darsi una mano a vicenda».
E questa fiducia è evidentemente ben riposta e altrettanto ben ripagata: il Comitato Carnevale, che negli anni, attraverso i numerosi diversi presidenti, attraverso le cene d’la pignatta, i pranzi della paniccia, i balli, ha sempre fatto riferimento all’Italia per le sue manifestazioni, ha voluto dedicare il Libretto 2026 proprio allo storico Albergo, al magistrale servizio sempre offerto dai coniugi Uffredi.
«In questi giorni abbiamo ricevuto così tante attestazioni di affetto e di stima che ci siamo emozionati: non ci aspettavamo tutto questo». Forse non se l’aspettavano ma certamente se lo meritano. «Da parte nostra, auguriamo alla città che, terminato noi il lavoro qui, qualcuno di nuovo arrivi, ci subentri e continui l’attività». Un auspicio che, mi sento di dire senza incorrere in errori, è quello espresso da tutti.
Grazie, grazie infinite, carissimi Dario e Ornella.
Ci mancheranno quelle fantastiche cotolette, il celeberrimo risotto («Un quintale di riso al mese, usavamo») e tutto il resto.
A tutti e due, coniugi Uffredi, un saluto commosso, grato, riconoscente.
Luisa Lana
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