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La mostra Storie naturali di Elisabetta Pellarin a Palazzo d’Adda

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La mostra Storie naturali di Elisabetta Pellarin a Palazzo d'Adda

VARALLO – Sabato 28 marzo, alle ore 18, nello spazio espositivo di Palazzo verrà inaugurata la mostra Storie naturali di Elisabetta Pellarin.

La mostra Storie naturali di Elisabetta Pellarin a Palazzo d’Adda

La mostra a Palazzo d’Adda nacque in una calda giornata di luglio, durante l’Alpà 2025, quando l’Artista mostrò le sue opere “a una persona sensibile, che ama l’arte e fa arte” che le condivise con Enrica Poletti, Assessore alla Cultura del Comune di Varallo, che propose a Elisabetta Pellarin di esporle nelle Sale di Palazzo D’Adda.

Con un tocco di affettuosa ironia l’artista si presenta con una curiosa fotografia da bambina: “L’artista da giovane”: “Una Elisabetta curiosa – ora e allora -che ha sempre cercato di leggere e interpretare la realtà con un tocco di poesia, cercando di vedere oltre la scorza delle apparenze: evitando giudizi a priori, concedendo alla natura profonda delle cose di lasciar trapelare un messaggio”. Il titolo scelto: “Storie naturali”, è da interpretarsi in senso etimologico: “Natura come (fecondo) participio passato di “natus”: ciò che è generato, nell’universo che conosciamo”. In mostra sarà esposta anche una vecchia operina di cartone riciclato: “Bambino e il suo cielo – stellar nursery”: “Ricordo di una bambina di otto anni che, di fronte al mare, camminando sulla sabbia, chiedeva al suo papà: “Esiste un infinito nel grande e uno nel piccolo?”. Molti anni dopo quella bambina che disegnava angioletti sotto le sedie del tinello di casa, si iscrisse alla facoltà di Matematica, seguendo anche un anno a Fisica e laureandosi con lode in una tesi di ricerca sulla formazione dei sistemi planetari, ma non smise mai di usare matite e pennelli, al liceo facendo bottega con una amata docente di storia dell’arte, impegnandosi con una gallerista, Tiziana Groff, in diverse esposizioni personali e collettive”.

L’artista definisce la sua pittura degli ultimi anni una sorta di “kintsugi”: “Un gesto catartico, rituale, che vuole ritrovare il bello, la poesia, rimarginando la ferita dei giorni impensabili in cui ci troviamo. Capitano tra le mani vecchie opere, tele o tavole: si capovolge la figura, si gratta casualmente la superficie, si scava con il raschietto fino a quando non inizia ad apparire un’altra verità oltre la cortina. E poi, con il colore, si riprende a lavorare, ridonando forma, poesia, contenuto, forza e solidità ad un pensiero. Non si troverà l’oro tipico di quella forma d’arte a curare le ferite, a rinsaldare i margini, ma nuovo pensiero, nuove suggestioni. Una speranza e una poesia”.

La mostra sarà visitabile fino al 19 aprile nei seguenti orari: martedì dalle 10 alle 12.30, venerdì dalle 15 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19, oppure su appuntamento chiamando il numero 353 – 4964356

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