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Presentato a Varallo il libro del fotografo professionista Riccardo Bucchino
VARALLO – Sabato 28 marzo, nella Sala Conferenze della Biblioteca, è stato presentato il libro: “Racconti stupidi per persone intelligenti” del fotografo professionista Riccardo Bucchino, con in copertina un particolare, volutamente irriconoscibile, della casa dell’architetto Walter Gropius, uno dei fondatori del Bauhaus.
Presentato a Varallo il libro del fotografo professionista Riccardo Bucchino
“E’ un libro nato come una sfida tra intelligenza umana e AI (Intelligenza artificiale), che qui dimostra tutta la sua banalità. Ho creato storie così violente e crude da suscitare ilarità, ma in ognuna si cela sempre una verità amara e spesso scorre un filo nero che collega i vari racconti in modo sottile, che solo il lettore attento potrà percepire. E’ un libro serio, ma non serioso, volevo trasmettere riflessioni profonde, senza essere noioso, destabilizzando il lettore: ho già in mente di aggiungere nuovi “capitoli”. Bucchino ha espresso ringraziamenti a chi ha avuto il coraggio di comperare il libro e soprattutto di leggerlo: “Grazie a chi si è sforzato di capire”.
Nel libro frequenti sono i riferimenti cinematografici: da Arancia meccanica ai film western di Sergio Leone, dal mondo fantozziano a Don Camillo. “La “pietra dell’ignoranza” è la vera panacea perchè serve a non far pensare e quindi ad essere felici, in realtà è un disco di metallo poggiato su una pietra, perché l’ignoranza si regge sul consenso. Molte storie sono parodie di fiabe classiche rivisitate. E’ un libro volutamente “scorretto” per far cogliere l’anello che non tiene, stigmatizzando le cose davvero negative, ad esempio le donne trattate come semplici oggetti. Tra le pagine scorre tanta “metanarrativa”: il libro prende in giro se stesso e il suo autore. Perché il libro è illustrato? “Le persone non intelligenti possono limitarsi a scorrere le figure: lasciare che il mondo vada a rotoli, crogiolandosi nelle loro certezze rassicuranti”.
Bucchino ora sta scrivendo un libro game, cartaceo naturalmente, che racconta la vita nei suoi vari momenti e si conclude con la morte: “Si possono però fare scelte diverse prima di arrivare alla naturale conclusione”. L’invito rivolto dallo scrittore è quello di contattarlo, telefonando o scrivendo, è a disposizione ed è desideroso di sapere cosa pensano i suoi lettori. Nelle dediche del “firmacopie” Bucchino scrive un vero e proprio racconto personalizzato: l’invito è quello di scoprire quello dedicato alla Biblioteca di Varallo
Nel Cortile d’Onore nella stessa giornata è stata inaugurata la nuova mostra personale dell’artista varallese Claudia Aurelia Barbaglia: “Tra il sacro e il profano” venti quadri a pastello morbido, matite colorate e oli, realizzati negli ultimi mesi: “Ritratti che parlano attraverso gli occhi, gli sguardi dei protagonisti” come ha spiegato l’Autrice, ricordando che nei periodi difficili della sua vita non riusciva neppure a disegnare.
Nella prima parte della mostra dedicata al “sacro”, tre opere rappresentano l’evoluzione nella vita della Vergine: Bambina, l’Annunciazione e la Maternità. “Emanuele” nel 2024 ha ricevuto il primo premio assoluto al concorso internazionale d’arte pittorica “Cuore d’Artista” di Castelbuono. Una Sacra Famiglia con Giuseppe, Gesù e un San Giovannino di colore, è un invito all’inclusività. Il “profano” si apre con una maternità d’alto lignaggio: Madonna Lisa e il suo erede, segue Il matrimonio, colto nel momento gioioso di vestizione della sposa fatta dalle amiche, passando poi ad altri ritratti femminili di grande fascino e sensualità. La sensibilità ambientale si esprime attraverso “Acqua oro liquido”, mentre il volto di un’anziana donna di colore: “Mama Africa” è il ricordo dei molti anni trascorsi dall’Autrice in quell’affascinate continente. Nel “profano” testimonianze del Carnevale, ed un clown che cela la propria tristezza sotto il cerone. Claudia Barbaglia ha un particolare talento per il ritratto, che cura nei minimi particolari, facendo davvero emergere l’anima, soprattutto attraverso gli sguardi, retaggio della sua professione: “Ero infermiera e ho imparato ad osservare con attenzione gli occhi delle persone”. L’espressione “gli occhi sono lo specchio dell’anima” metafora, attribuita anche a Platone, sottolinea la capacità degli occhi di comunicare la vera essenza di una persona, incluse paure, gioie e la sua condizione psicofisica.
La mostra in Biblioteca sarà visitabile fino a domenica 12 aprile, nei seguenti orari: da lunedì a venerdì 14.30 – 18.30; martedì anche 9 – 12; sabato 9 – 12 / 15- 18; domenica 15 – 18.
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