Attualità
Salutando Adriana Dattrino

Se ne è andata una Signora, che si concedeva con parsimonia, ma non senza cordialità: Adriana Dattrino, si è spenta nella sua bella casa di Vercelli, accanto alla Chiesa di San Cristoforo, conosciuta anche come la Cappella Sistina di Vercelli, completamente affrescata, che conserva al suo interno alcuni dei più importanti capolavori del Rinascimento piemontese come la pala della Madonna degli Aranci di Gaudenzio Ferrari, dove è stato celebrato il rito funebre dal sacerdote Monsignor Ettore Esposito, Cancelliere Arcivescovile e Vicario Giudiziale, che sostituiva il Parroco Monsignor Sergio Salvini e dal Parroco di Casalvolone, Don Rinaldo Vanotti, concluso, secondo la volontà di Adriana, con il coro del Magnificat.
Salutando Adriana Dattrino
Discrezione, umiltà, vigilanza e voglia di vivere la vita nella sua pienezza sino all’ultimo, caratterizzarono il doloroso percorso dei mesi di malattia, utilizzati per preparare l’anima al distacco dalle cose terrene, affidate a coloro che le avrebbero sapute valorizzare. A chi le chiedeva come si sentiva rispondeva: “Sto. Che è già qualcosa”.
Le spoglie di Adriana riposano nel cimitero di Greggio, accanto a quelle della sorella e dei famigliari.
Adriana era una valsesiana ad honorem: giovanissima venne a lavorare presso la Tipolitografia di Borgosesia accanto al titolare, Riccardo Minoli, scomparso nell’ottobre 2018. Entrambi erano stati alla scuola di Adriano Olivetti che aveva segnato l’inizio di una grande e fantastica avventura di giovani che sfidarono il mondo, e generato grandi amicizie. Olivetti era un “visionario”: inventò la “comunità” d’impresa che attingeva a cultura e servizi per svilupparsi; sostenne la necessità di disporre di “intellettuali in azienda”; smontò le gerarchie nella fabbrica; favorì l’inclusione di una formazione umanistica nell’impresa, perché formativa e fautrice di “invenzione”. Adriana crebbe a questa scuola di onestà intellettuale, facendo proprio il concetto di Olivetti: “La coscienza è l’unico giudice delle nostre azioni e del nostro agire quotidiano: uno quando ha un talento lo deve coltivare, il talento è un dono enorme, il talento è un dovere morale coltivarlo”. Proseguì fino agli ultimi mesi la sua attività con l’Industria Grafica, diventando la “memoria storica” dell’Azienda valsesiana.
E’ stata una donna che non si è mai risparmiata, che ha dedicato tutte le sue energie al lavoro e ai valori in cui credeva, bruciando le ore come le immancabili sigarette che consumava tra le dita sottili: la Tipografia era il suo regno del quale conosceva tutti i dettagli, così come le persone che vi lavoravano.
Impeccabile nel severo abbigliamento, con qualche tocco stravagante, guardava sempre negli occhi i suoi interlocutori, non lasciando mai nulla di sottinteso. Sapeva mettersi in discussione: inflessibile con se stessa e con gli altri. Mai banale, in qualunque sua azione o parola. Con la curiosità e la generosità che la contraddistinguevano, entrava in vera relazione con persone di ogni età, punto di riferimento per grandi e piccoli: questi ultimi, da lei molto amati.
Nel 1991 fu tra le Socie fondatrici del Soroptimist Club di Valsesia, club di donne lavoratrici e imprenditrici, negli anni della sua Presidenza promosse l’occupazione femminile e il tele-lavoro.
Fece parte del Consiglio Direttivo della Società Valsesiana di Cultura trovando nella compianta Presidente, Professoressa Franca Tonella Regis, l’ideale compagna di cultura, arte e storia.
Dal 1994 si impegnò nel Fai, conducendolo nel cammino da Gruppo a Delegazione: condivise un sogno che purtroppo si infranse, ma resteranno l’impegno di coloro che per anni hanno dedicato energie e amore, e le pubblicazioni artistiche legate ai luoghi protagonisti delle Giornate di Primavera.
Socia Fondatrice dell’Associazione Museo del Puncetto Valsesiano, creato a Varallo su impulso di Giulia Scalvini.
La stessa onestà e passione Adriana la metteva nella famiglia e nelle amicizie. Dedicandola alla memoria della comune amica Annalisa, con le amiche Giulia, Donatella e Rosanna, nel 2022, regalò un’opera d’arte contemporanea di Ruben Bertoldo alla Biblioteca di Varallo: La conoscenza rende liberi è scritto sul quaderno mostrato da un bambino che trattiene saldamente un palloncino sospeso ad una catena di anelli di metallo, ad indicare che prima si devono creare solide basi di conoscenza e poi il nostro pensiero sarà libero.
Centinaia sono i volumi che fece recapitare da un suo corriere in Biblioteca a Varallo, provenienti da Vercelli, dalla tenuta di Casalvolone, dalla casa di Agnona: lettrice onnivora, desiderava che la conoscenza e il piacere della lettura si diffondessero.
Adriana era anche una donna allegra, che sapeva godersi a pieno le bellezze e le gioie della vita: come in quell’ultima vacanza a Porto Venere con Giulia, l’Amica del cuore, o le cene conviviali. Amava il buon cibo, il buon vino e le cose belle, in ogni loro forma.
Per i suoi ottant’anni offrì una grande festa all’Hotel San Rocco di Orta, volle accanto gli amici, i nipoti Gianna con Vittorio, i loro figli Francesco e Anna, con le rispettive famiglie: era felice perché sapeva di essere un interprete prezioso della cultura valsesiana, frequentando gli anditi più defilati, umili, ma indispensabili per comporre un puzzle di appassionata e rara acribia, contribuendo nel gettare le basi del futuro.
Ciao Adriana, salutami Ennio, con il quale hai condiviso tanti anni di lavoro e una stima reciproca, come mi dicesti nella nostra ultima telefonata.

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