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Varallo, presentato il volume I Piemontesi

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Varallo, presentato il volume I Piemontesi

VARALLO – Per festeggiare il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità, sabato 20 dicembre 2025 a Varallo, presso la Biblioteca Civica “Farinone-Centa”, è stato presentato il volume: I Piemontesi. I popoli, la storia, la cucina, curato da Luigi Bruni, cuoco, gastronomo, giornalista e collaboratore del quotidiano La Stampa.

Varallo, presentato il volume I Piemontesi

L’editore, il vercellese Lorenzo Proverbio, titolare della Casa Editrice Effedi di Vercelli, che collabora con l’Università del Piemonte Orientale, pubblica saggistica e narrativa, è intervenuto parlando dell’importante, ma faticosa funzione dell’editoria locale, soffermandosi poi sulle caratteristiche grafiche di questo libro, curate da Stefano Bellotti: “La copertina sintetizza in modo efficace i contenuti, unendo arte, storia e i principali prodotti della cucina piemontese”.

Luigi Bruni, autore di molti libri di cucina, ha concepito questo impegnativo studio cultural-gastronomico partendo da alcune considerazioni preliminari: “Il paesaggio naturale piemontese è fortemente antropizzato, a partire dalla conquista dei Romani che portarono strade, ponti, acquedotti e crearono le città con la caratteristica struttura ortogonale; tra il 1000 e il 1100 la presenza monacale con la costruzione delle abbazie modificò fortemente l’agricoltura; si assistette poi ad un periodo di regressione causato dalle migrazioni provenienti dall’est che avviarono una fase predativa; tra Cinquecento e Seicento arrivarono in Europa i prodotti di terre lontane e cominciò un’opera di contaminazione e trasformazione dell’alimentazione e si assistette ad un progressivo mutare del paesaggio. A metà Novecento l’immigrazione dal Veneto, dopo l’alluvione del Polesine, non portò grandi cambiamenti colturali o gastronomici, mentre la successiva immigrazione dal sud, richiamata dalle industrie negli anni Sessanta e Settanta, introdusse la cucina mediterranea, contaminando soprattutto i ceti più poveri della popolazione”.

“La cucina è fatta di fluidità, omogeneità, continuità”: esistono migliaia di ricettari, più o meno validi e, soprattutto negli ultimi anni, giornali, riviste, libri parlano e sparlano di cucina, amplificati dalle numerose trasmissioni televisive, mentre originariamente una ricetta è un elemento di cultura materiale, aiuta a capire i popoli, il loro modo di coltivare ed allevare, quindi, attraverso le cento ricette raccolte nel volume, l’autore ricostruisce la mappazione dei popoli arrivati in Piemonte, dai Liguri, agli Occitani, ai Valdesi, ai Walser, i confini si allargano al Piemonte etnico, che non corrisponde con quello amministrativo: “Purtroppo nei secoli la biodiversità è andata scomparendo, molti dei prodotti originali utilizzati non esistono più: le ricette sono idee, spunti per adattare i cibi ad una realtà profondamente cambiata e per riflettere sul nostro territorio, frutto di continue interazioni”.

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