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A Gattinara riuscita serata sui disturbi del sonno

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Giovedì 28 febbraio a Gattinara, a Villa Paolotti, la conferenza dedicata ai disturbi del sonno, organizzata da IGEA Prevenzione, Salute, Vita, ha bissato il successo ottenuto a ottobre a Borgosesia, sia per l’interesse suscitato dall’argomento, sia per la notorietà dell’oratore, prof. Franco Coppo, già Direttore S.C. Neurologia ASL VC, che continua a occuparsi del sonno e soprattutto della sua qualità, determinante per la sopravvivenza stessa degli individui.
Dopo il saluto del sindaco Daniele Baglione e di Lino Roncali, presidente dei soci dell’Ipercoop, Maria Di Biase Marcon, presidente di Igea, ha ringraziato la vice presidente Carmela Marsilla, le sue collaboratrici, e quanti avevano collaborato all’organizzazione della serata.
«Alle complesse problematiche del sonno furono dedicati studi approfonditi solo a partire dal 1968, ad Austin, in America, mentre in Italia nel 1974 il prof. Lugaresi di Bologna creò il primo centro di riferimento»: Coppo ha spiegato come nell’antichità il sonno fosse l’unica funzione umana che avesse avuto un dio di riferimento – quello dei Sumeri si chiamava Nanna.
Le preghiere della sera sono un appello a Dio per arrivare al giorno dopo, quasi come se la notte e il sonno, così simile alla morte, fossero motivi di disagio e di paura. Il bambino, all’età di due o tre anni, vive il sonno come un momento pericoloso in cui vuole essere protetto e quindi spesso cerca rifugio nel lettone dei genitori. Frequenti sono anche i disturbi del sonno degli anziani, in cui si rileva una diminuzione del livello di melatonina, l’«ormone del buio» che mette in sincronia l’uomo con il tempo e con la luce solare. Nel 1953 la scoperta del sonno Rem aprì una finestra sul mondo dei sogni, perché il risveglio da questo stadio di sonno è legato alla capacità di raccontare un sogno in maniera chiara e particolareggiata.

I sonniferi furono tra i primi farmaci usati dagli esseri umani: Hypnos, l’antico dio greco del sonno, è raffigurato con un mazzo di papaveri, i cui semi si usarono per preparare i più antichi sonniferi. Negli anni Sessanta iniziò l’uso massiccio di sonniferi che appartengono alla famiglia delle benzodiazepine, che sostituirono i barbiturici, dei quali era stato provato che provocavano cambiamenti indesiderabili nella struttura del sonno. Il problema era però che queste nuove sostanze tendevano ad accumularsi nel sangue, anche se il dosaggio rimaneva costante, mentre l’altra grande preoccupazione era la dipendenza.
Volare da un continente all’altro può provocare il Jet Lag, perché gli orologi interni faticano a uniformarsi ai rapidi cambiamenti degli orologi mentali, ma il prof. Coppo ha accennato anche al Social Jet Lag, problematica legata alla difficoltà dell’addormentamento, soprattutto nei giovani, perché oggi non si osservano più alcune semplice regole di preparazione al sonno, sovente si usano computer o apparecchiature elettroniche con schermi retro-illuminati, che sono spesso causa di insonnia. I turnisti sono una categoria di lavoratori che perde la naturalezza del sonno, con conseguenze che possono essere preoccupanti, tanto che in America si stanno sperimentando tecniche che possano ovviare questo problema.
Coppo ha poi accennato al problema dell’apnea notturna: l’uso di una CPAP è sicuramente la terapia più comune (e più conosciuta) per chi soffre della sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS). L’apparecchiatura CPAP (Continuous Positive Airway Pressure) è essenzialmente un piccolo ventilatore che immette nelle via aeree un flusso costante di aria pressurizzata che impedisce alle soffici pareti della gola (palato, faringe, lingua, epiglottide) di collassare durante il sonno, impedendo in tal modo la comparsa dei disturbi respiratori del sonno (DRS), costituiti da russamento e apnee notturne.
Il sonno è fondamentale per l’organizzazione e la strutturazione del ricordo, Coppo ha parlato di «marker del sonno»: durata, continuità, intensità, stabilità, ricordando che il sonno è un ristoro per i muscoli, ma non per il cervello: «Chi non dorme non ricorda che il 20% di quello che era stato detto in precedenza, inoltre l’insonnia può anche essere causa dell’aumento di peso».
Per rimediare all’insonnia due sono gli approcci terapeutici: farmacologico e non farmacologico, basato su tecniche neuropsicologiche comportamentali per il sonno, per rieducare il paziente a un evento che era fisiologico e ha perso la sua dinamica di naturalezza. L’interrogativo shakespeariano «Sogno o son desto?» riflette un’ambivalenza della realtà, non c’è differenza tra uomo sveglio e lo stesso uomo addormentato, si vivono le medesime problematiche, tutto è portato nel cuore della nostra mente: «I problemi non si lasciano con le ciabatte ai piedi del letto»

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