Attualità
A Quarona chiude il Laboratorio del Fare, Unione Montana al lavoro per trovare una soluzione
QUARONA – Avviato nel marzo 2021 grazie all’azione congiunta della Cooperativa Il Ponte con sede a Invorio, di Enti e associazioni, il Laboratorio del Fare in località Campi dell’Oro di Quarona (zona centro commerciale «Il Picchio») in questi cinque anni ha accolto e formato persone fragili e svantaggiate, che difficilmente sarebbero riuscite a entrare nel mondo del lavoro. Fin da subito, un bel gruppo tra ragazzi, ragazze giovani e adulti, ha frequentato il Laboratorio, acquisito la capacità di produrre applicandosi con volontà e gratitudine su operazioni lavorative di assemblaggio meccanico. Più tardi è stata introdotta la tecnica di realizzazione degli scapìn.
A Quarona chiude il Laboratorio del Fare
Un ambiente in cui si è sempre respirata aria di condivisione, aiuto, supporto, vicinanza, solidarietà. Ora il Laboratorio sta per chiudere, prossimamente, come ci è stato confermato dalla responsabile, e per le circa 20 persone lì occupate (per lavorare, certo, ma anche e soprattutto per trascorrere del tempo insieme, parlare, riunirsi: socializzare) questa bella opportunità sarà finita.
«Già tra giugno e luglio la cooperativa ci aveva comunicato che difficilmente le attività a Quarona sarebbero potute proseguire, si pensava però di poter arrivare a fine anno e quindi di avere più margini di manovra per valutare una soluzione» spiegano i referenti dei servizi sociali di Unione Montana. «Il laboratorio chiuderà invece a breve: riduzione delle commesse e aumento delle spese di gestione pare siano i motivi. Da parte nostra, appena informati della situazione ci siamo mossi per cercare un altro partner che possa subentrare al Ponte e garantire se non una continuità, i tempi ormai sono brevissimi, certamente una ripresa e una riapertura. Ovviamente ci sarà da rivedere qualcosa, intervenire con aggiustamenti e correttivi sui costi ma non possiamo permettere che una realtà tanto importante e di evidente valore sociale smetta di funzionare. Questi ragazzi hanno bisogno di ritrovarsi, il gruppo che si è creato è coeso, c’è scambio, ci sono belle amicizie, c’è la voglia di continuare un rapporto per loro preziosissimo».
Nel frattempo, e proprio mentre scrivevo, mi ha telefonato il papà di uno dei giovani frequentatori del laboratorio: «Non avevamo idea che avrebbero chiuso. Hanno parlato direttamente coi ragazzi durante una riunione convocata poco prima. Mio figlio è tornato a casa piangendo. Nessun preavviso, nemmeno per permetterci in qualche modo di organizzarci. Una notizia improvvisa che ha destabilizzato le famiglie e soprattutto questo gruppo di amici, di colleghi, anche, di persone che consideravano quegli spazi come una seconda casa, dove si trovavano bene, si rendevano e si sentivano utili. Strutture di questo tipo, che favoriscono l’integrazione e l’inclusione facendo stare bene i nostri figli, non dovrebbero mai cessare di esistere».
E allora contiamo davvero sull’impegno che Unione Montana si è assunta di cercare e trovare una soluzione: è troppo importante.
Immagine di repertorio
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