Attualità
A Serravalle incontro con il facilitatore digitale Guido Varesano
SERRAVALLE – Martedì 28 aprile, a Serravalle, il Consorzio C.A.S.A, nell’ambito della rete nazionale di Facilitazione Digitale, in collaborazione con il Comune, presso la sala conferenze del Centro Sociale, ha proposto un incontro di carattere divulgativo, rivolto a tutti i cittadini e in particolare agli over 65, per capire e utilizzare l’Intelligenza Artificiale. Il relatore, Guido Varesano, facilitatore digitale con l’incarico di assistere i cittadini nell’accesso e nell’utilizzo dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione e nella gestione delle pratiche online, ha fatto precedere il suo intervento da una premessa “etica”, in cui ha ricordato le cose che non vengono mai dette.
A Serravalle incontro con il facilitatore digitale Guido Varesano
Le IA che si utilizzano comunemente sono “freemium”, neologismo composito che indica un modello di business che offre una versione base gratuita di un prodotto o servizio, richiedendo un pagamento (premium) per funzionalità avanzate, capacità aggiuntive o per eliminare limitazioni. È una strategia comune nel software, app e servizi digitali per attirare rapidamente utenti e convertirli in clienti paganti.
L’IA non impara da sola, ma ha sempre bisogno di una guida umana. L’AI Trainer è un professionista che migliora la precisione dei modelli IA, in particolare nel Natural Language Processing, valutando e correggendo le risposte dei chatbot, software, basati su intelligenza artificiale, progettati per simulare una conversazione umana via testo o voce. Varesano, citando fonti giornalistiche, ha fatto notare che gli “addestratori” vengono assunti nei paesi più poveri e pagati pochissimo “per insegnare all’algoritmo la differenza che esiste tra un abbraccio e un gesto violento”.
L’IA richiede un enorme consumo di energia elettrica e di acqua utilizzata per il raffreddamento dei data center.
L’IA è in grado di apprendere in modo autonomo, correggere da sola gli errori, riconoscere modelli, agire in autonomia e automazione, ma: “Non è una macchina che pensa ma impara a eseguire un compito, arriva a simulare dei pensieri”. Varesano ha poi citato, a titolo puramente esemplificativo, tre opere cinematografiche che hanno “anticipato” l’IA: Blade runner di Ridley Scott (1982), in cui il robot destinato fatalmente a spegnersi, prova empatia, sentimento prettamente umano; Odissea nello spazio di Stanley Kubrick (1968) che ha immaginato l’IA nel modo più vicino a quello che si è realizzato: HAL 9000, il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery, che “impazzisce” a causa di un conflitto logico insanabile tra la sua programmazione di base (elaborare informazioni in modo accurato) e l’ordine segreto di mentire all’equipaggio sulla vera natura della missione, mostra come l’inganno sia un’altra prerogativa solo umana; Io e Caterina, commedia di Alberto Sordi del 1980 in cui emerge nel robot tuttofare la gelosia, sottolineando che “Kubrick è quello che si avvicinato maggiormente alla realtà dell’IA: un sistema matematico di algoritmi” incorporeo.
Alan Turing, geniale scienziato britannico morto suicida, nel 1950 ideò un Test, che da lui prende nome, per determinare se una macchina sia in grado di pensare, valutando la sua capacità di esibire un comportamento intelligente indistinguibile da quello umano. Varesano ha poi citato le tre leggi della robotica di Isaac Asimov: principi etici fondamentali introdotti nel 1942 per governare il comportamento dei robot intelligenti. Queste leggi stabiliscono che un robot non può danneggiare gli umani, deve obbedire ai loro ordini (purché non confliggano con la prima legge) e deve proteggere la propria esistenza, in ordine di priorità. A conclusione è stato ricordato Federico Faggin, un ingegnere elettronico e inventore italiano, naturalizzato statunitense, celebre per aver progettato il primo microprocessore al mondo (Intel 4004) nel 1971, e aver ideato i primi touchpad e touchscreen, che ha riflettuto sulla “responsabilità” che resta umana, sostenendo che la coscienza è fondamentale e non riducibile alla materia, proponendo una visione olistica dove la vita, dotata di libero arbitrio, nasce da campi quantistici coscienti, ponendo la consapevolezza prima della materia fisica, opponendosi al materialismo scientista: “C’è sempre l’uomo dietro la tecnologia, che la crea e la usa: esperienza, coscienza e responsabilità restano umane”.
Varesano ha ricordato che: “La nostra generazione sta vivendo gli albori dell’IA, che conoscerà ben altri sviluppi nel futuro prossimo”.
Nella seconda parte della serata sono state utilizzate alcune IA: Chat GPT, Gemini e Deepseek, mettendo in guardia contro la “fantasia dell’IA” che “cercherà sempre di assecondarci” e, dove non ha dati, inventa. Varesano ha invitato gli utilizzatori a dare sempre un “feedback”, una valutazione alle ricerche: “Permetterà all’IA di conoscerci maggiormente, capendo cosa ci piace o non ci piace, regolando il suo comportamento”.
Con i partecipanti all’incontro sono state analizzate le funzionalità delle diverse interfacce, utilizzandole per porre le stesse domande e confrontarne le risposte; sono state inoltre create immagini a partire da foto dei presenti, ricollocati in contesti come le caverne preistoriche e il Senato dell’antica Roma; sono state messe in evidenza le differenze tra la ricerca di informazioni tramite Google e le risposte generate dall’IA a partire dalle stesse domande, e infine è stato allegato un PDF di istruzioni tecniche in inglese, successivamente tradotto con l’ausilio dell’IA.
L’ultimo avvertimento è stato quello di controllare sempre le risposte, mai fidarsi ciecamente: “L’IA non sostituisce medici o esperti”.
All’obiezione che con l’IA si perdono posti di lavoro, Varesano ha ribadito che se ne creeranno di nuovi: “Si tratta di gestire al meglio questo nuovo strumento, attraverso un normale processo di adattamento”. Un esempio è la sua stessa professione: facilitatore digitale, una figura che supporta gratuitamente i cittadini nell’acquisizione di competenze informatiche e nell’uso dei servizi digitali, sia pubblici (SPID, CIE, App IO, fascicolo sanitario) che privati.
La serata, analoga quelle organizzate in altri Comuni dell’ASL, ha voluto essere uno stimolo ad utilizzare questo nuovo strumento: il C.A.S.A, attraverso il “Punto Digitale facile” offre assistenza e formazione gratuita per l’utilizzo dei servizi e delle tecnologie digitali, nelle sedi di Gattinara e di Carpignano, aperte dal lunedì al venerdì, in orari cui il pubblico può accedere e manifestare le proprie esigenze: internet, password, identità digitale, pec, cloud, mil, spid, web, app, login, non saranno più una minaccia, ma delle opportunità da sfruttare.
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