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Una serie di eventi per ricordare San Francesco, patrono d’Italia
VARALLO – L’Associazione “Imago verbi. Arte e Spiritualità”, la Parrocchia di Varallo e la Biblioteca Civica “Farinone Centa”, in occasione degli 800 anni della morte di San Francesco, patrono d’Italia, hanno organizzato una serie di eventi per ricordarlo, ma soprattutto per “conoscerlo”, oltre l’agiografia.
Una serie di eventi per ricordare San Francesco, patrono d’Italia
Domenica 20 settembre a Crevola, presso la cappella di San Francesco, don Damiano Pomi e la Guida Turistica abilitata Monica Ingletti, hanno proposto un percorso spirituale e storico artistico che è proseguito nella Chiesa Parrocchiale di Crevola, seguito da un pubblico numerosissimo e partecipe.
Grazie alla generosità di Rosina Chiocca (1840–1928), fondatrice dell’Asilo Infantile, furono costruite su un belvedere che spazia su Varallo e sul fiume, le Cappelle della Madonna di Lourdes, la prima riproduzione della grotta in Diocesi di Novara, e quella di San Francesco d’Assisi. Nell’interno un gruppo scultoreo in cartapesta con San Francesco che riceve le stigmate e sull’arco trionfale e sulle pareti laterali, affrescati da Lorenzo Gambini, due momenti della vita del Santo: l’incontro con Chiara e la consegna degli scapolari ai Terziari francescani. Il Terz’Ordine fu fondato da San Francesco per i laici che desideravano seguire la sua spiritualità senza lasciare la famiglia o il lavoro: è la più antica e grande forma di aggregazione laicale e di promozione del laicato nella storia della Chiesa. Nell’Oratorio è allestito un Presepe permanente: altro richiamo a Francesco e al primo presepe di Greccio, come ha ricordato Don Damiano, spiegando che questo luogo, era stato concepito articolato in tre “stazioni”, culminante con una cappella riproducente la Porziuncola, o forse dedicata a Sant’Antonio, secondo altre fonti, ideato come tappa del percorso dei pellegrini che si recavano al Sacro Monte: “Nel progetto originario la prima cappella costruita, che oggi è la n. 42, era stata quella dedicata a San Francesco che riceve le stigmate il 17 settembre 1224, perché il Sacro Monte era stato concepito come un romitorio per i frati di Santa Maria delle Grazie, affinché potessero rivivere l’esperienza della Verna, località sul Monte Penna, una montagna isolata di 1.283 metri situata al centro dell’Appennino toscano, così come nell’oratorio di Crevola sono state riprodotte le rocce della Verna. In questa cappella di Crevola si svolgevano ritiri spirituali promossi dalle Suore Francescane Angeline, istituto sorto nel 1702 ad Assisi per opera di Padre Giuseppe Antonio Marcheselli (dei Frati Minori Conventuali) e della terziaria francescana Angela Maria del Giglio”.
La chiesa parrocchiale di Crevola è intitolata a San Lorenzo presbiter novarese, noto come San Lorenzo al Pozzo. Don Pomi ha ricordato che il protomartire di Novara è citato in un dittico in avorio, conservato in cattedrale e in copia nella Basilica di San Gaudenzio, che riporta i nomi dei primi vescovi: “Gaudenzio, Agabio e Lorenzo, non episcopus”, e nella Vita di San Gaudenzio, VIII – IX secolo; Gaudenzio fu inviato da Eusebio a Novara ad aiutare Lorenzo presbiter che evangelizzava la città. Lorenzo fu ucciso nel 393 d.C. insieme ad alcuni fanciulli che stava catechizzando. Sul luogo della sua sepoltura fu edificata una basilica (demolita nel 1552 per costruire i bastioni della città di Novara). Dal Cinquecento in poi, la parola puteus fu tradotta ed interpretata letteralmente come un pozzo nel quale il corpo del santo e dei tre fanciulli che stava catechizzando, sarebbero stati gettati, traducendosi nell’iconografia, come si può vedere negli ovali della volta della chiesa settecentesca elegantissima, della quale Monica Ingletti ha fatto notare le caratteristiche di: “piccolo gioiello incastonato in mezzo al borgo”, preceduta dal portico con balaustre, gradinate e altar maggiore realizzati in marmi locali, come il prezioso marmo verde di Cilimo, dalla vetrata istoriata in controfacciata, dall’interno impreziosito dagli affreschi della bottega degli Orgiazzi, dalla presenza dell’organo dipinto e ancora funzionante.
Nella Parrocchiale, le riflessioni di Fra Valentino Crugnoli, frate Cappuccino di Torino, tornato in Valsesia dove nel 2017 condusse una riflessione legata alle Beatitudini, sono state intercalate con i canti francescani del Coro liturgico San Gaudenzio, diretto da Maria Cavagnino, con Fiorenza Alborghetti all’organo e Sandro Antonini alla tromba.
Fra’ Valentino ha parlato del “vero Francesco” colui che, dopo ottocento anni, ha ancora lasciato segni molto importanti: “Intercettando un vissuto che ci appartiene”. Le riflessioni sono state incentrate sulla metafora del “guardaroba” di Francesco: le vesti sgargianti di quando era il giovane figlio del mercante di stoffe, che aveva fatto fortuna commerciando con la Francia. Francesco era il “re delle feste”, ma desiderava la scalata sociale e cercò di conquistarla guadagnandosi in battaglia il titolo di cavaliere, ma fu fatto prigioniero dai perugini, liberato dopo un anno, dietro riscatto pagato dal padre: “Quello fu il suo primo scontro con il limite e con il fallimento: quanti giovani oggi si schiantano abbattuti dall’ansia dell’essere sempre più performanti”. Mentre era in procinto di seguire un grande condottiero diretto in Terrasanta, a Collestrada, Francesco fece un sogno che cambiò la sua vita, che lo indusse a “servire il Padrone” lasciando tutto: nel 1205, dopo il colloquio con il Cristo Crocefisso, si fece muratore per ricostruire la chiesetta diroccata di San Damiano, che poi affidò a Santa Chiara. La sua vita fu segnata dall’incontro con i lebbrosi: corse loro incontro e li abbracciò. Francesco, conosciuto attraverso le sue biografie e gli scritti che ha lasciato: le preghiere, la Regola e il Testamento, scelse la “minorità”, una vita povera, trascorsa predicando e annunciando la buona novella. “Ecco la prima spoliazione, quella degli abiti”, la seconda spoliazione avvenne quando Francesco si sentì abbandonato dai suoi, da quell’Ordine che era nato non dal suo volere, e si ritirò alla Verna, con accanto Frate Leone, vivendo una quaresima di silenzio, preghiera e contemplazione e ricevette il dono delle stigmate.
L’ultima grande spoliazione sarà quella del proprio corpo: nel 1226 Francesco morì malato, quasi cieco, cantando il Cantico delle creature, dove la morte è sorella, non la fine di tutto, ma il passaggio al Padre. Fra’ Valentino ha concluso sottolineando che la povertà francescana, il non possedere cose, non è la miseria, che invece va contrastata, come dimostrano anche oggi i conventi francescani dove c’è sempre una mensa per i poveri.
Rosa Angela Canuto, Presidente di Imago, ha ringraziato tutti coloro che hanno lavorato all’organizzazione dell’evento e in particolare la presentatrice Claudia Manzoni, Pier Michele Cucciola e la Comunità di Crevola che hanno aperto le chiese ed agevolato la salita a San Francesco, i relatori, il Coro Liturgico e il numerosissimo pubblico.
Gli “incontri francescani” proseguiranno sabato 3 ottobre 2026, al Teatro Civico di Varallo, messo a disposizione dall’Amministrazione Comunale, con lo spettacolo “Tau: nel segno di Francesco”, messo in scena dalla compagnia teatrale “Mercanti di sorrisi”. Poiché l’ingresso sarà libero per permettere a tutti di partecipare, è stata organizzata una lotteria con ricchi premi, il cui ricavato contribuirà a sostenere le spese. I biglietti sono disponibili in casa parrocchiale o al Centro Libri.
Sabato 10 ottobre alle ore 9.30 presso la Biblioteca Civica “Farinone Centa”, si terrà un convegno dedicato a “Bernardino Caimi”. I relatori saranno: Don Damiano Pomi, Don Paolo Milani, Don Fabrizio Cammelli e la storica dell’arte Fiorella Mattioli Carcano.
Tra questi eventi si inserisce anche la presentazione in Biblioteca, sabato 26 settembre, alle ore 10.30 del romanzo di Mauro Gilodi “All’ombra del Sacro Monte” nel quale l’autore celebra la bellezza, l’arte e la Fede della Valsesia.
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