Attualità
All’Alberghiero Pastore un percorso culturale sulla Palestina
VARALLO – All’IPSEOA «Pastore» di Varallo l’anno scolastico giunto al termine ha visto la realizzazione di un percorso culturale sulla Palestina condotto per rendere consapevoli le studentesse e gli studenti che l’attualità del genocidio dei gazawi e dell’occupazione della Cisgiordania affonda le radici in una lunga storia coloniale e di resistenza.
All’Alberghiero Pastore un percorso culturale sulla Palestina
Tre i momenti salienti. A novembre alcune classi si sono recate all’IIS d’Adda, dove, in collaborazione con il Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR – Sezione di Borgomanero), era stata allestita la mostra fotografica «C’era una volta Gaza», a cura di Paolo Trainito.
La sua esperienza a Gaza nel 2022 ha restituito frammenti di vita, sguardi e speranze, aprendo l’obiettivo sulla dignità, la forza e la resistenza di un popolo che non può essere raccontato solo attraverso il dolore del genocidio. Di Palestina (e non solo) si è parlato ancora a gennaio. La classe 2ª A ha conosciuto Gianmarco Pisa, mediatore di pace civile professionista e segretario nazionale dell’Istituto Italiano di Ricerca per la Pace – Corpi Civili di Pace (IPRI – CCP). Il suo intervento si è concentrato sui temi della pace, della cooperazione, della giustizia sociale e della nonviolenza, con specifico riferimento alle misure di impegno e di ricerca-azione per corpi civili di pace finalizzati alla trasformazione costruttiva dei conflitti.
L’incontro è stato pensato a partire dai contenuti del suo libro, fresco di stampa, intitolato «Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace». Si è trattato di un momento didattico trasversale a diverse discipline – storia, geografia, diritto, arte – in grado di dare un’ampia prospettiva educativa e di stimolare riflessioni. Anche in questa occasione si segnala la collaborazione del MIR Borgomanero.
Ad aprile, poi, otto classi dell’Istituto hanno avuto l’opportunità di partecipare a un ciclo sulla Palestina curato da Norberto Julini, attivista con diversi trascorsi in quella terra e referente della campagna «Ponti e non Muri» di Pax Christi. L’iniziativa, denominata «La mia classe è la Palestina», è stata accolta con molto entusiasmo, distinguendosi per un approccio capace di coinvolgere le studentesse e gli studenti. Il docente ha esordito con una premessa sul sionismo, un approfondimento necessario che ha permesso di fare chiarezza sulle origini ideologiche di un movimento razzista e colonialista, offrendo strumenti indispensabili per conoscere l’evoluzione del conflitto israelopalestinese e per comprenderlo storicamente. Con lo scopo proprio di avvicinarsi alla questione, lo scrivente aveva tenuto nella classe 2ª A due lezioni di inquadramento storico, basate anche su materiali forniti dalla rete di insegnanti Scuola per la Pace Torino Piemonte.
Quelle spiegazioni si erano soffermate sul sionismo come progetto coloniale di insediamento, sulla Nakba, sulla resistenza palestinese (l’Intifada) e sulle rappresaglie di Israele fino al genocidio perpetrato dallo Stato ebraico contro i gazawi. A questo proposito,tra le fonti utilizzate si era fatto riferimento alla recente risoluzione dell’International Association of Genocide Scholars (IAGS), mentre lo slogan «Never again» per la Shoah era stato presentato come lezione universale e monito per tutta l’umanità. Una caratteristica significativa degli incontri con Julini è stata la metodologia esperienziale agita nello spazio dell’aula. Ciò ha reso tangibili le dinamiche dell’illegalità dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi, un’area abitata complessivamente da 12 milioni di persone, la cui estensione è pari a quella di Piemonte e Valle d’Aosta insieme.
Attraverso questa simulazione, concetti spesso astratti come la limitazione della libertà di movimento per i palestinesi, la frammentazione del territorio e la negazione dei diritti inalienabili dell’uomo, sono stati «messi in atto» dalle studentesse e dagli studenti in prima persona. Ciò ha favorito un alto livello di attenzione, oltre che un reale coinvolgimento critico ed emotivo, come quando Julini ha letto la poesia «Se devo morire »di Refaat Alareer, ucciso da un attacco aereo israeliano nel nord di Gaza, oppure quando ha proposto di seguire un servizio del Tg3 dedicato ai soprusi di un colono verso una donna palestinese disarmata. L’azione didattica ha rappresentato un’importante occasione formativa, capace di trasformare un tema di stretta attualità in un’esperienza di apprendimento concreto. Nell’ultimo dei quattro giorni di appuntamenti, all’ospite è stato offerto un pranzo ad hoc preparato dalla brigata di cucina con la supervisione del prof. Giorgio Anselmetti. Il menu prevedeva hummus di ceci, maqluba e knafeh.
Infine, va ricordato che in alcune classi sono stati proiettati i film «No Other Land» e «Tutto quello che resta di te», e che uno studente di 2ª A ha letto il romanzo «Ogni mattina a Jenin», di Susan Abulhawa, e il saggio «Il muro di ferro. Israele e il mondo arabo», di Avi Shlaim.
prof. Francesco Ravelli
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