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Con la società Valsesiana di Cultura alla scoperta di Selinunte

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Sabato 24 novembre il ciclo di incontri autunnali organizzato dalla Società Valsesiana di Cultura si è concluso con una conferenza a carattere archeologico tenutasi nella sala conferenze della biblioteca civica «Federico Resegotti».

Argomento in trattazione, «Selinunte. Una città della Sicilia greca tra il VII e il V secolo a.C»; relatrice, Maria Clara Conti, dell’Università di Torino.

«Nel 2013 si è sciolta la Delegazione Valsesiana di Cultura Classica» ha spiegato in apertura Silvia Franchi, membro della Società promotrice dell’incontro, «ma grazie all’interessamento della professoressa Minonzio e del sodalizio da lei presieduto, si è deciso di continuare a proporre incontri che trattassero il mondo classico e la sua cultura, per preservare la conoscenza e gli studi fatti, in modo che non andassero perduti».

Maria Clara Conti è oggi docente e ricercatrice all’Università di Torino, ma prima aveva insegnato nelle scuole borgosesiane e quindi è legata al nostro territorio.

Selinunte quindi. città greca fondata in Sicilia da coloni provenienti dalla città di Megara. Prima di giungere dove attualmente si trova il sito archeologico, i greci si stabilirono vicino a Siracusa, dove fondarono una prima città chiamata Megara Iblea, in onore di Iblo, il sovrano dell’epoca, che concesse loro una parte di territorio.

Ben presto un secondo gruppo di coloni, guidato da Pammilo, lasciò il siracusano per spostarsi più a occidente, fino a giungere in una zona perfetta per la costruzione di una nuova città: un promontorio proteso nel mar Mediterraneo, posto tra le foci di due corsi d’acqua, i fiumi Gorgo Cottone e Selinon. Pammilo e i coloni si fermarono e, ispirandosi al «Selinon», fondarono la città di Selinunte.

La presenza di ben due fiumi offrì ai selinuntini la possibilità di costruire due porti, per incentivare i traffici commerciali lungo tutto il Mediterraneo, dando così alla città una notevole impronta economica, favorita anche da un entroterra molto forte che dava impulso all’agricoltura. Insomma, Selinunte diventa in breve tempo un insediamento ricco e potente, con una notevole organizzazione urbanistica: studi compiuti dalla New York University e dall’Istituto Archeologico Germanico evidenziano come, attraverso gli scavi, sia venuta alla luce una vera città moderna con un impianto stradale composto da una arteria principale e da tante strade più piccole che da essa si diramavano ma senza mai incrociarsi.

Inoltre, si vede chiaramente che la città era divisa in quartieri ben precisi. E quindi vi era una zona adibita ad abitazioni, una acropoli e una agorà, elementi tipici della città greca, e alcune zone sacre destinate agli dei e al loro culto.

«Sono stati trovati molti reperti e in particolare vasi molto pregiati» ha detto Maria Clara Conti, «oggetti talmente costosi all’epoca da non essere decisamente di uso comune e quindi sicuramente usati in riti sacri. Ad avvalorare la tesi che ci fosse una vasta zona sacra, il ritrovamento dei resti di un piccolo tempio, dedicato a una divinità femminile».

Selinunte era inoltre dotata di una cinta muraria a scopo difensivo, una porta di accesso alla città protetta da una torre, ma la sua modernità stava soprattutto nell’urbanizzazione, come abbiamo già detto.

Grande importanza rivestivano i templi, che tutti abbiamo visto almeno una volta in fotografia, in quanto sono molto rappresentativi, come il tempio di Apollo e il tempio di Hera. .

La relatrice ha raccontato la leggenda di una tomba trovata al centro dell’agorà, che denota l’importanza del personaggio sepolto. Secondo gli archeologi tedeschi, si tratterebbe della tomba di Pammilo, il fondatore della città. Questo dimostrerebbe che già in antichità esisteva il culto della memoria degli eroi.

Selinunte resta una delle città più ricche e potenti del Mediterraneo per circa 240 anni, fino alla sua tragica fine, per mano della città nemica Segesta, che, con l’aiuto della città di Cartagine, la distrusse dopo averla tenuta in assedio con la sua potente flotta.

Al termine dell’incontro, nel ringraziare tutti gli intervenuti e tutti coloro che hanno lavorato per questa rassegna culturale, il rimando a un nuovo appuntamento per domenica 9 dicembre alle 18 quando, a Casa Turcotti, verrà presentato il libro su Costantino Gilodi.

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