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Con l’Inner Wheel trasferta valsesiana a Milano

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Il 9 aprile trasferta valsesiana a Milano, organizzata dall’Inner Wheel di Valsesia, per visitare la mostra dedicata ad Antonello da Messina, allestita a Palazzo Reale, e Open Care, Servizi per l’arte, laboratorio dove era stata fatta rivivere la tavola dell’Angelo Annunciante, definitivamente attribuita a Gaudenzio Ferrari, che era stata presentata a Varallo da Isabella Villafranca Soissons, direttore di Open Care, la quale aveva spiegato aveva spiegato come la tavola gaudenziana fosse stata scelta per la scansione in 3D e il restauro: “L’opera era intrigante e aveva colpito il Comitato Scientifico, quindi era stata scelta tra un centinaio”. Open Care è attiva dal 2003 come: Art Consulting, ottomila metri quadrati di caveau climatizzato e sorvegliato 24 ore su 24, conservazione e restauro, logistica per l’arte, spazi per l’arte. Il gruppo valsesiano ha potuto visitare il modernissimo caveau e i cinque luminosi laboratori di restauro, dedicati specificatamente alle diverse tipologie di materiale, per vedere come avvengono i restauri, sia su tela che su altri supporti, come il prezioso pannello settecentesco di scagliola decorato, o l’arazzo veneto che si sta preparando per una mostra e i mobili d’arte. Accanto a capolavori antichi ci sono opere modernissime e fragili, che hanno bisogno di delicati interventi. Al termine della visita sono state proiettate proprio le immagini che scandivano passo a passo gli interventi del complesso restauro sull’”Angiolone di Gaudenzio”, come viene affettuosamente chiamato, preceduti da una esaustiva campagna diagnostica. Sotto la ridipintura lo stato di conservazione era eccellente e quindi più restauratori hanno lavorato in contemporanea per sei mesi per la pulitura a bisturi. Durante il lavoro erano emerse anche le impronte digitali dell’artista.

Open Care – Servizi per l’Arte ha sede nello storico complesso industriale dei Frigoriferi Milanesi, nato nel 1899 come fabbrica del ghiaccio. A partire dal 2003 gli edifici sono stati oggetto di una grandiosa riconversione (Palazzo del Ghiaccio) ed oggi sono luogo di scambio ed incontri culturali: vengono ospitate mostre, presentazioni, concerti, proiezioni. Il pranzo presso il ristorante: “La Cucina dei Frigoriferi Milanesi”, Presidio Slow Food, un locale elegante e minimalista, è stato molto gradito da tutto il gruppo.

In pullman è stata attraversata “L’altra Milano”, quella dell’area ex Varesine-Porta Nuova, Garibaldi e Isola, per ammirare i nuovi e scintillanti progetti che negli ultimi vent’anni non hanno solo cambiato lo skyline della città, ma anche immaginario architettonico e narrazioni: dal Bosco Verticale di Stefano Boeri, che ha portato centinaia di alberi a vivere nel cielo, all’estetica del vetro dell’UniCredit Pavillon. Aree verdi e percorsi pedonali interagiscono con edifici alti per il terziario, per il commercio e con la zona residenziale, con al centro la nuova Piazza Gae Aulenti.

La mostra di Antonello da Messina è qualcosa di unico: perché è la prima allestita a Milano e perché presenta diciannove opere sulle quaranta attribuite al Maestro messinese, appartenente alla generazione prima di Michelangelo, Leonardo, Raffaello, nato nel 1430 e morto di tubercolosi a quarantanove anni, che “insegnò” a Bellini la pittura a olio, appresa dai maestri fiamminghi alla corte di Renato d’Angiò, che permetteva velature che la tempera non conosceva.

Antonello non fece affreschi, si dedicò in modo particolare al ritratto con attenzione fisiognomica e approfondimenti psicologici, reinventando il concetto stesso di ritratto, dipingendo quadri di piccole dimensioni, da stanza o da devozione personale, come la celebre Annunciata, oggi a Palazzo Abatellis a Palermo. Fanno eccezione alcune pale come quella di San Cassiano a Venezia. Giacomo Giannetti, la guida alla mostra, giovane e bravissimo, nel percorso espositivo si è soffermato su tutti i quadri, indicando sempre le fonti: dall’arte fiamminga, all’arte spagnola catalana, giunta nel regno delle due Sicilie con gli Aragonesi, a quella italiana, che instillò nel pittore siciliano un’attenzione spasmodica verso la prospettiva. Interessante è stata l’analisi delle luci dei quadri di Antonello e scoprire i numerosi dettagli simbolici. Sono stati esposti anche i famosi taccuini del Cavalcaselle, che nell’Ottocento fu colui che “riscoprì Antonello” e lo fece conoscere. La mostra colloca le opere in una sequenza cronologica per permettere di seguire il percorso di maturazione dell’artista: in una Crocifissione giovanile dipinta a tempera grassa, si ritrova la prima veduta dello Stretto di Messina, dove il pittore è nato ed ha vissuto. “Il sorriso dell’ignoto marinaio” dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo, è ispirato proprio al ritratto conservato al Museo Mandralisca di Cefalù: quell’enigmatico sorriso anticipa di cinquant’anni quello della Gioconda. Gli Ecce Homo carichi di emozioni, avvicinano il fedele, chiamato a condividere le sofferenze del Cristo. Il figlio di Antonello, Jacobello, fu anche lui pittore e portò avanti, la bottega paterna: ma, ben conscio della sua inferiorità artistica, si firmò: “Figlio di un pittore non umano”.

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