Attualità
«I nostri anni», venerdì 24 in proiezione a Sottoriva
VARALLO – Farà tappa al Sottoriva di Varallo, nella serata di venerdì 24 aprile (inizio ore 21), «I nostri anni», il film – in versione restaurata e premiato a Cannes, a 25 anni dall’uscita – del regista Daniele Gaglianone che, su iniziativa del CAP (Circuito Audiovisivo Piemonte), viene proiettato in venti sale regionali e sarà poi in tour in tutta Italia. La pellicola nel 2000 fu presentata al Torino Film Festival e nel 2001 alla Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, dove vinse la Sacher d’Oro come miglior Opera Prima.
«I nostri anni», venerdì 24 in proiezione a Sottoriva
«I nostri anni», un inno alla Resistenza e un’analisi profonda sul tema della violenza e della guerra, prodotto da Gianluca Arcopinto e distribuito da Kio Film- è stato restaurato in 4K dal Museo Nazionale del Cinema grazie al progetto europeo A Season of Classic Films, iniziativa dell’ACE (Association des Cinémathèques Européennes), sostenuta dal programma MEDIA EU Creative Europe.
Il restauro era presentato lo scorso dicembre al Sottodiciotto Film Festival. Il film è stato completamente girato in Valchiusella, zona montana della provincia di Torino e luogo storico della lotta partigiana. Racconta di Alberto e Natalino, ex partigiani legati da un’amicizia profonda, che vivono da anziani due vite opposte: uno isolato in montagna, l’altro in un pensionato. L’intervista di un ricercatore riporta Natalino ai ricordi della Resistenza, mentre Alberto stringe un legame con Umberto, un vecchio paralizzato, ignaro che sia il responsabile della morte dei loro compagni.
Il passato riaffiora con violenza, riaprendo ferite mai rimarginate. Quando scopre la verità, Alberto vuole vendicarsi, ma Natalino lo accompagna in un viaggio sospeso tra memoria e realtà. Insieme, ritrovano nei ricordi un modo per riscrivere il dolore del passato. Sull’importanza di questo restauro nell’attuale contesto storico, il regista Gaglianone dice: «Confrontarsi, dopo tutto questo tempo, con un film la cui ideazione mi ha accompagnato per tutti gli anni della giovinezza significa anche ripensare a quanto questa produzione abbia ancora molte cose da dire in questi nostri di anni. Gli anni dei miei protagonisti, nonostante sembrino persi e sospesi in una dimensione spazio-temporale rarefatta, dimenticata in qualche angolo della storia, gridano ancora in questo nostro periodo storico, in questi nostri giorni atroci e, fino a un po’ di tempo fa, impensabili.
Il film restaurato prende vita nuova, le immagini sono più vivide che mai e questo rende ancora più urgente e necessario uno dei nodi centrali di questo film, di questa storia: se sia possibile avere un rapporto etico con la violenza, se sia possibile mantenere come essere umano quella dignità che per preservare bisogna essere anche pronti a combattere, ribadendo fino alla fine che gli esseri umani, se sono tutti uguali nelle premesse, non lo possono essere rispetto alle azioni che si compiono e le idee che si abbracciano. “C’era la guerra, eravamo tutti soldati”.
Così, cercando una giustificazione morale che appiattisca le responsabilità, sostiene quel vecchio che una volta da giovane era stato orgogliosamente ferocemente fascista; e a queste parole, con fermezza e serenità, uno dei due vecchi partigiani risponde: “io non sono mai stato un soldato”».
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