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L’11 maggio inaugurazione della XII edizione del Festival internazionale di musica antica “Gaudete!”

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“Alltid densamme” (tradotto dallo svedese, Sempre la stessa) è il titolo della performance che inaugura la dodicesima edizione del Festival internazionale di musica antica “Gaudete!”.
L’11 maggio alle ore 21.00, presso il teatro Giletti di Valdilana (Bi), il sipario si apre sulla vita di Christina, sovrana di Svezia dal 1632 – aveva soli 6 anni all’epoca, da cui il soprannome di regina bambina – fino all’abdicazione avvenuta nel 1654. Tre i protagonisti dell’affascinante rappresentazione: Deda Cristina Colonna, Mara Galassi e Vincenzo Raponi. Regista e coreografa la prima, con un fitto repertorio incentrato sul periodo barocco, danzatrice e attrice con una competenza e un’attenzione specifiche verso il gesto retorico e la recitazione in stile.
Arpista la seconda, anche lei con un curriculum d’eccezione costellato di esperienze all’interno dei più famosi ensemble di musica antica d’Europa.
Completa il trio artistico il lighting designer (progettista dell’illuminazione) che accompagna l’esperienza con giochi di luce svelanti il complesso personaggio di Christina.
La performance, di un’ora e un quarto circa, coniuga musica, recitazione e danza. Si parte con Christina sul letto di morte e, in un caleidoscopio di ricordi che ci conduce a ritroso, fino a toccare il periodo dell’infanzia, si giunge all’annuncio del trapasso.
I monologhi di Deda Cristina Colonna, frutto dell’indagine di documenti originali, tra cui l’autobiografia di Christina, si sposano alle note dell’arpa di Mara Galassi, restituendo le atmosfere dell’epoca con brani di compositori attivi alla corte.
Proiettori tradizionali, torce, candele, specchi e led completano il quadro sottolineando, nella varietà del loro apparire, le sfaccettature della sovrana. Modernità e tradizione dunque, amalgamate in questo esordio di “Gaudete!”, ci parlano di una donna dalla personalità composita e inaspettata, di spiccate intelligenza e passione, aperta all’innamoramento ma con forti riserve (“si sappia che il matrimonio suscita in me una profonda ripugnanza”), capace di relazioni consuete e di più arditi amori (“io sono vostra in una maniera per cui è impossibile che voi mi possiate perdere”, scrisse a una dama di corte di nome Ebba Sparre).
L’indagine, lo scavo di Christina, avviene in un incontro che coinvolge i sensi, in cui le corde seducono l’udito, gli specchi scompongono e ricompongono la frastagliata essenza della sovrana e la sua corporeità, e gesti e narrazioni trovano perfetta sintesi retorica.
Tre attori quindi, tre artisti, per un risultato unitario e unico.
Scrisse Baudelaire “Ieri mi hanno portato a teatro. Dentro grandi e tristi dimore in fondo a cui si vedono il cielo e il mare, uomini e donne, seri e immalinconiti, ma più belli e meglio vestiti di quelli che vediamo sempre, parlano con una voce che canta” e poco oltre “E si ha paura… hai voglia di piangere, e sei felice… E poi, la cosa più strana, è la voglia di mettersi quegli abiti, di dire e di fare gli stessi gesti, di parlare con quella stessa voce…”.  Le emozioni che percorrono “Alltid densamme” ci mettono alla prova, ci spingono all’introspezione e dietro – o meglio, dentro – le maschere, nella loro varietà, ciascuno riscopre l’essere umano, il sé e l’altro, letteralmente, la persona.
Per le anime che vogliono riflettersi, dunque, l’invito è per sabato sera, alla corte di Christina.

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