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La basilica di Sant’Andrea compie 800 anni

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Giovedì 7 febbraio a Vercelli, presso la sede del Gruppo Fotocine Controluce (presieduto da Silvano Alboresi), nato nell’ormai lontano 1972, sono stati «anticipati» gli ottocento anni della Basilica di Sant’Andrea, con una proiezione fotografica di Roberto Casazza: «Immagini di un prodigio», titolo che riprende quello del libro pubblicato in mille copie nel 2006, dal Comune di Vercelli con il patrocinio del Gruppo Fotografico Controluce, stampato anche in una versione bilingue: italiano e inglese, ormai entrambi da tempo esauriti.
Una copia del volume era stata donata al Papa, offerta dall’allora Sindaco di Vercelli Andrea Corsaro: si attende ora la terza ristampa e questo anniversario sarebbe l’occasione giusta per offrire ai Vercellesi e non solo, la gioia di ammirare particolari del tutto inediti, che sovente sfuggono agli sguardi.
Sant’Andrea, il simbolo di Vercelli, il 19 febbraio (data tradizionalmente indicata come quella della posa della prima pietra) festeggerà solennemente l’ottocentesimo compleanno, preceduto da importanti lavori di restauro finanziati dalla Regione Piemonte con un contributo di due milioni e trecentomila euro, ai quali si aggiungerà, per il completamento, un fondo europeo. Il sindaco Maura Forte, presente alla serata organizzata da Controluce, ha dato alcune anticipazioni sul ricco programma che caratterizzerà questo importante anniversario: «Per la prima volta Vercelli avrà un francobollo che raffigurerà Sant’Andrea e sarà presentato al mattino del 19: solo Vercelli e Matera, capitale europea della cultura, hanno avuto l’onore di un francobollo nel 2019. Nel pomeriggio, alle 17,30, l’Arcivescovo celebrerà una messa solenne, cui seguirà un Coro e un rinfresco».
«Tutta Vercelli sarà coinvolta nelle celebrazioni del Sant’Andrea»: Maura Forte ha ricordato che dal 23 marzo sarà esposta in Arca la preziosissima copia della Magna Charta custodita a Hereford: si tratterà della prima esposizione italiana, perché la Magna Charta nel corso dei secoli ha lasciato pochissime volte il Regno Unito. Nella mostra sarà possibile ammirare anche la copia della Mappa Mundi, la più grande mappa medievale conosciuta sinora,
Il Sindaco si è complimentata con Roberto Casazza per la sua capacità di cogliere l’essenziale, di passare dal particolare al generale sempre con la stessa nettezza e purezza d’immagine, ricordando che il Comune è disponibile a dare un contributo per la ristampa: si attendono altri sponsor per non perdere quest’occasione unica.
Il testo introduttivo del volume fotografico di Roberto Casazza è firmato da Alessandro Barbero, docente di storia medievale presso l’Ateneo vercellese, che sottolinea come Sant’Andrea fosse il più prezioso tra i molti tesori di Vercelli: «La costruzione di Sant’Andrea… celebrava al tempo stesso la prosperità della città e della sua chiesa, l’abbondanza di denaro e di braccia d’un centro urbano capace di aprire un cantiere così impegnativo e chiuderlo, con il definitivo completamento dell’edificio, in appena otto anni, e la sicurezza d’un nuovo ceto dirigente europeo, di cui il cardinale Guala Bicchieri era un tipico esponente».
Le ampie didascalie descrittive sono state curate da Mario Guilla, mentre nella prefazione l’allora assessore alla Cultura, Pier Giorgio Fossale, sottolineava come la Basilica fosse «Un emblema di civiltà, di storia, di cultura, di arte». Il volume era stato dedicato all’ultimo Abate di Sant’Andrea mons. Mario Del Negro, canonico regolare lateranense, morto pochi mesi prima che il libro fosse stampato, che riuscì ad ammirare la mostra delle fotografie, lasciando un lusinghiero giudizio nel libro delle firme.
Nella proiezione dalle vedute d’insieme e panoramiche, colte nelle diverse luci del giorno e ombre della notte, si è passati a focalizzare lo sguardo sulle tre porte e su quella straordinaria lunetta centrale dell’Antelami, l’opera di scultura più preziosa di tutta la ricca decorazione esistente nell’abbazia. Andando sempre più vicino l’occhio del fotografo coglie anche le ultime tracce di decorazioni e di colori sull’abbigliamento. Il rosone «nitido nel disegno e perfetto nell’armonia modulare della facciata», è uno dei simboli della città di Vercelli, le centinaia di capitelli racchiudono un catalogo stilistico d’eccezione.
Delle: «Curiose, enigmatiche e coinvolgenti mensole che percorrono lateralmente l’abbazia» sono state formulate diverse ipotesi interpretative. Il Crocifisso ligneo policromo della fine del Trecento è un’opera di: «Straordinaria naturalistica drammaticità».
Nelle chiavi di volta compaiono sculture di forte portata simbolica come il drago alato con la testa umanizzata. Il monumento tombale di Tommaso Gallo, primo abate dell’abbazia, «Insigne opera, plastica e pittorica», fu fatto restaurare dai coniugi Arturo e Rossana Dazza.
Il complesso di Sant’Andrea è ricchissimo: la sala capitolare, «tra le più belle d’Italia», presenta un particolare curioso: ai lati della porta che immette nel chiostro, sono scolpite, in modo rozzo ma espressivo, le figure di Adamo ed Eva. Quello che oggi è chiamato «Piccolo Studio», che un tempo forse era un luogo d’accoglienza «ha un ardito soffitto costituito da quattro volte a crociera impostate sulle pareti laterali e sull’unica colonna centrale». L’Aula Magna dell’Università del Piemonte Orientale, era la cripta dell’abbazia, un tempo sede del refettorio.
Le sorprendenti visioni dall’alto furono rese possibili da lavori di manutenzione dell’impianto elettrico che richiesero la creazione di passaggi in sicurezza: le immagini di Roberto Casazza offrono quindi particolari inediti, che dal basso non è possibile cogliere.
L’affascinante proiezione si è chiusa con le suggestive immagini del Sant’Andrea imbiancato dalla copiosa nevicata del Natale del Duemila

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