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«Lavori in corso» al Museo Conti

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Grande giornata quella di sabato 24 novembre per il Museo di archeologia e paleontologia di Borgosesia. Tanti infatti sono stati gli appassionati e i tecnici che hanno preso parte alla giornata di studi «Lavori in corso. Studi e ricerche sul Museo Carlo Conti e il Monte Fenera». Dopo i saluti iniziali del sindaco Paolo Tiramani che si è detto molto contento dei risultati ottenuti dalla nuova gestione e del fervore nato intorno alle attività del Museo – conosciuto e sempre più frequentato dai borgosesiani e dagli abitanti dei comuni limitrofi –, è stato Gabriele Berruti, conservatore del Carlo Conti, a moderare gli interventi della sessione mattutina.

Nicoletta Furno, direttrice dell’Ente di gestione delle aree protette della Valle Sesia, ha esposto le attività del Parco facendo riferimento al fondamentale aspetto di tutela e salvaguardia delle grotte di interesse archeologico. A seguire, gli interventi degli archeologi dell’Università di Ferrara hanno posto l’attenzione sugli studi della grotta della Ciota Ciara, tuttora in corso. Marta Arzarello ha dato un preciso inquadramento del contesto e degli scavi condotti a partire dal 2009; Sara Daffara ha presentato i risultati della propria tesi di dottorato che vertono sul reperimento in età preistorica dei materiali litici rinvenuti nella gotta: essi provengono dal Monte Fenera, ma anche dalla zona dei laghi e dal fiume Sesia; Roberto Cavacchi ha esposto il suo studio sui resti di orso, segnalando come questi siano quasi interamente della tipologia Ursus spelaeus; Claudio Berto, studioso dei micromammiferi, ha espresso i tanti punti di domanda che ancora devono essere sciolti circa la datazione dei reperti e delle diverse unità stratigrafiche, inerenti al clima. Dario Sigari – Università di Ferrara e di Coimbra – ha revisionato lo studio su due ossa incise, conservate nei magazzini del Carlo Conti, condotto da Stobino e pubblicato sul testo Preistoria in Valsesia. Studi del Monte Fenera (1981). Dall’analisi di Sigari appare chiaro come le incisioni di entrambi i frammenti ossei non siano ascrivibili al periodo preistorico. La mattinata è terminata con il breve intervento di Alessandro Francoli (Distillerie Francoli) che ha posto l’attenzione dell’uditorio su un diverso aspetto del Fenera: era da lui infatti stato finanziato nel 2012 uno studio sulla presenza della vite silvestre che ha portato esiti positivi.

La sessione pomeridiana, la cui mediatrice è stata Francesca Garanzini, funzionario di zona della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano – Cusio-Ossola e Vercelli, si è aperta con l’intervento di Sandro Caracausi (Università di Ferrara) che ha proposto una rilettura dei materiali e dei recuperi effettuati presso la grotta della Fata Morgana.

Elena Quiri, ricercatrice indipendente, ha illustrato il percorso che i prodotti orientali dovevano affrontare in età romana per giungere alla Gallia Cisalpina. Questo preambolo è servito per descrivere e collocare i frammenti delle anfore provenienti dall’isola greca di Chio e emersi presso il Castello degli Ariani e la grotta della Ciota Ciara, per cui è possibile ipotizzare la presenza in loco di una élite disposta a un ingente esborso di denaro per prodotti pregiati.
La relazione di Elisa Panero, curatrice delle collezioni archeologiche del Museo di Antichità e curatrice delle collezioni numismatiche dei Musei Reali di Torino, è stata letta dalla dott. Garanzini. L’intervento ha presentato le diverse tipologie di manufatti fittili da cucina emersi sul Monte Fenera e a Borgosesia. Nadia Botalla e Laura Vaschetti hanno concentrato il loro studio sui reperti in pietra ollare esposti in Museo e conservati presso i magazzini. Dopo aver presentato le diverse tipologie e le zone di reperimento dei materiali, hanno aperto a numerose domande e piste d’indagine futura: pare infatti che alcuni dei reperti possano essere stati prodotti con materiali valsesiani. Gabriele Ardizio ha fornito una rilettura dei resti del Castello di Vanzone, scavato a inizio Novecento. Ha inoltre messo in relazione questo edificio con altri castelli, permettendo di inserire Vanzone nell’ampio quadro dell’incastelamento in area valsesiana, tema interessante e che meriterebbe maggiori studi in futuro.

La giornata è terminata con la premiazione dei vincitori del concorso Museo: operazione logo da parte del Sindaco Paolo Tiramani agli studenti del Liceo Artistico, Musicale e Coreutico «Felice Casorati» di Romagnano. Sono stati premiati Beatrice Poletti (fuori concorso), Martina Carta (terza classificata per la giuria tecnica, quarta per la giuria popolare), Niccolò Milanesi (secondo classificato per la giuria popolare), Mario Moscotto (secondo classificato per la giuria tecnica) e Martina Sagliaschi (terza classificata per la giuria popolare). A vincere, sia per la giuria popolare che per la tecnica, è stato Federico Pavani. È stato proprio lui insieme al sindaco Tiramani a svelare la nuova insegna del Museo che porta il logo da lui ideato. Pavani e Carta (a causa di alcune rinunce), vincono il premio che consiste in un corso di 18 ore a loro dedicato sull’utilizzo del pacchetto Adobe che è tuttora in corso presso il loro Istituto; alla classe del vincitore è andato inoltre un assegno di 400 euro per l’acquito di materiali. La scuola ha inoltre potuto acquistare, per un intero anno scolastico, le licenze del pacchetto Adobe da installare sui pc dei laboratori, grazie al contributo dell’agenzia di Borgosesia di Reale Mutua.

Al termine della manifestazione, il Museo ringrazia l’Amministrazione comunale per il sostegno; i volontari Amici del Museo, sempre preziosi, e i numerosi sponsor che hanno contribuito alla buona riuscita dall’evento: Reale Mutua – Agenzia di Borgosesia, Distillerie Francoli, Il Mercatino di Tornielli, Panetteria Magistrini, Ratto e C. nsc, Tomasoni Riso. Si ringraziano inoltre gli insegnanti Antonella Acquati, Antonella Boffa e Simone Ferretto che lo scorso anno scolastico hanno seguito i ragazzi partecipanti al concorso Museo: operazione logo; il preside della sede romagnanese del Liceo «Casorati»; docenti e studenti dell’Ipssar «Pastore» di Varallo per il servizio; i numerosissimi uditori, la cui presenza ci fa ben sperare e motiva: «Lavoreremo ancora più duramente – concludono dal «Conti» – affinché il museo venga riconosciuto sempre più come centro di aggregazione culturale e diventi luogo privilegiato per la ricerca scientifica».

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