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“Le fontane in pietra in Valsesia. Il diritto all’acqua come conquista di civiltà” dell’arch. Burlazzi

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Sentirla descrivere i contenuti del suo libro e le motivazioni che l’hanno portata a pensarlo e a scriverlo è stato davvero confortante. Perché senza giri di parole, senza dire nulla di più né di meno di quanto andava detto, Gabriella Burlazzi, architetto varallese, è arrivata al nocciolo della questione: guardiamoci intorno, soffermiamoci sui particolari, quelli che nel quotidiano spesso sfuggono perché così tanto familiari da darli, noi, per scontati, e scopriremo quanta bellezza, quanta ricchezza sa esprimere un territorio. In questo caso, nel caso del libro di Gabriella, il nostro.

«Le fontane in pietra in Valsesia. Il diritto all’acqua come conquista di civiltà» è stato presentato lunedì scorso a Parco Gessi, a Serravalle: «La Valle possiede tante fontane» ha detto l’arch. Burlazzi, «per un po’, facendo escursioni e passeggiate, le ho viste, poi ho iniziato a guardarle. Tutte comunicano, riconducibile al momento in cui sono state progettate e poi realizzate, un’attenta cura del dettaglio. Ho associato allora l’idea dell’acqua, della sua importanza, e il rispetto per il particolare all’impegno che Gessi Spa dedica alla sua produzione: rivela la stessa cura del dettaglio, lo stesso profondo legame con il territorio. Ho perciò proposto proprio a Gessi di aiutarmi a concretizzare questo progetto editoriale. L’acqua, la sua sonorità, il modo con cui questo suono ci accompagna: tutto narra di storia».

Un incipit romantico, per questa presentazione, che parla di amore per la valle e per le mille sfaccettature con cui la valle si manifesta.
«Quando Gabriella è venuta da me» ha detto Gian Luca Gessi, «per spiegarmi cosa voleva fare, mi ha toccato il cuore. L’acqua è parte fondamentale della nostra azienda. Abbiamo pensato che il suo libro dovesse raggiungere il pubblico, per diffondere informazione e cultura».
Da qui, Gian Luca Gessi ha ripercorso il significato intimo delle fontane: punto erogatore di un servizio nell’ambito non delle singole case ma dei nuclei abitativi e anche, nello stesso tempo, di aggregazione di persone, di riferimento per la socialità, prospettiva di sviluppo, in materia di igiene e benessere.

«Gessi» ha aggiunto Gabriella Burlazzi «è stata capace di cogliere l’importanza delle radici affondate nel passato e di proiettarle nel futuro visto con una maggior consapevolezza».
Molto bello, e un po’ pure commovente, per la dolcezza con cui ha parlato, il passaggio col quale l’autrice ha ricordato di aver voluto scrivere un libro «che possa arrivare a più persone, perché il patrimonio culturale della nostra terra fa riferimento anche a oggetti di uso quotidiano, esattamente come le fontane, che hanno tutta una storia dietro e alle quali va dato il giusto rilievo: non più solo sfondo di fotografie ma protagoniste di storie e di storia».

Il ruolo delle fontane come fulcro di socialità è stato ripreso dal presidente di Unione Montana Pier Luigi Prino: «Le prime tubazioni erano state realizzate dai residenti. La fontana incarnava un doppio significato: servizio di distribuzione dell’acqua e ritrovo per le famiglie».
«Ho sempre pensato che sul territorio comunale ci fossero, non so, quattro/cinque fontane» ha detto Roberto Veggi, sindaco di Alagna. «Invece, grazie a Gabriella, mi sono reso conto che ce ne sono tantissime. E che, davvero, quel loro gorgoglio ci fa compagnia, raccontandoci di gente, affetti e vicinanze del passato. Il grande risultato di questo lavoro? Il farci apprezzare, avendole riconosciute, quelle cose che occorre guardare e non solo vedere». Il Comune di Alagna ha acquistato cento copie del libro, settanta delle quali già consegnate ai residenti over 70.

Breve intervento anche di Paolo Croso, presidente Cordar: «Oggi cerchiamo di mantenere la risorsa acqua, di conservarla intatta. E dietro a tutto questo, anche se non sembra, c’è un grande impegno; potabilizzazione, depurazione. L’acqua è un bene gratuito: noi paghiamo tutto il lavoro che serve per farla arrivare, pulita e indispensabile, nelle nostre abitazioni».

In chiusura, l’arch. Burlazzi (grazie, Gabriella, per questa semplice ma affettuosa presentazione) ha ricordato che l’intero ricavato della vendita del libro andrà a sostegno di Amref Health Africa, realtà che si adopera tra l’altro a far sì che l’acqua, risorsa imprescindibile per la vita, possa essere a disposizione di tutti: «Finanzieremo» ha spiegato «la costruzione di un pozzo nel Sudan, ma non solo: anche un’azione di educazione di donne del posto, che avranno a loro volta il compito di veicolare le giuste informazioni: come si deve usare l’acqua per rispettare l’essenza di questa fondamentale risorsa naturale e, nello stesso tempo, per trarne beneficio».

Un bel momento di condivisione, che ha saputo raccontare dell’amore incondizionato per il nostro territorio e di tutte quelle azioni capaci di conservarlo e rafforzarlo.

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