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L’emigrazione postuese oltralpe al centro del numero 37 dell’annuario

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Con la presentazione dell’annuario «Vita Postuese», giunto quest’anno alla sua 37ª edizione, si è aperto sabato 15 giugno il fitto calendario di eventi estivi messo a punto dall’Amministrazione comunale, con la collaborazione delle locali associazioni.
A fare gli onori di casa dando il benvenuto al folto pubblico intervenuto al centro polivalente, è stato il sindaco Maria Cristina Patrosso, che ha poi riservato belle parole per questa pubblicazione promozionale a cura del Comune e, soprattutto, per chi da sempre ne è l’«anima», il prof. Claudio Martignon, a cui ha poi passato il microfono.
Ringraziato Luciano Maron Pot, che da anni segue l’impaginazione della rivista, Martignon si è soffermato innanzitutto sui festeggiamenti per il 60° raduno postuese, svoltosi nel 2018 a Lille, evidenziando come questo significativo traguardo, abbia offerto l’occasione per tornare sul tema dell’emigrazione postuese d’oltralpe:
«Abbiamo voluto ripercorrere questa storia alla luce di nuove ricerche che hanno messo in evidenza aspetti che non conoscevamo. Mi riferisco, in particolare al volume di Francois Zocchetto che, per ricchezza di documentazione e di immagini, in gran parte inedite, fornisce un quadro completo di quella definita da molti “une émigration réussi”. In particolare abbiamo voluto insistere su un aspetto, quello delle persistenza della memoria, e nel “miracolo” di tenere uniti e in contatto fra loro i protagonisti (e poi via via i loro figli e nipoti) di questa emigrazione, il raduno ha sicuramente svolto un ruolo fondamentale». L’articolo, scritto dallo stesso Martignon, dopo aver esaminato il contesto storico e sociale in cui si sviluppò il flusso migratorio, cerca dunque di risalire alle motivazione che, nel lontano 1959, hanno portato alla nascita di questa iniziativa, unica nel suo genere. Parlando dei patriarchi, sbarcati in Francia tra Ottocento e Novecento, Martignon ne evidenzia innanzitutto il senso di responsabilità, tradottosi nel «dovere di adeguarsi alle regole e di rispettare le istituzioni del Paese che offriva a loro e alle loro famiglie una vita migliore». «I nostri antenati con la loro formazione scolastica, con le loro capacità professionali, con il loro spirito d’iniziativa, hanno ricavato benefici economici per sé stessi ma hanno anche creato ricchezza per le città e le regioni dove avevano fondato le loro imprese. Malgrado la necessità di inserirsi in una società che non era la loro, malgrado la difficoltà della lingua e i rapporti non sempre facili con le autorità o la concorrenza locale, hanno saputo adattarsi e imporsi alla nuova realtà. Hanno lavorato sodo e messo in pratica arte di pazientare prima di reclamare favori, riportando poi quel successo da tutti riconosciuto».
Tornando ai giorni nostri, Martignon ha parlato quindi dei «risvolti» di questa emigrazione che si concretizzano in presenze costanti a Postua ormai in vari periodi dell’anno dei discendenti di quei postuesi che emigrarono in Francia, «presenze che hanno consentito a questo borgo di conservare vitalità, di restaurare con gusto angoli del paese dimenticati e di creare un proficuo avvicendamento di persone e idee contribuendo a evitare al borgo di languire in un progressivo abbandono e spopolamento. Con il nostro raduno, i nostri appuntamenti estivi, le nostre tradizioni, abbiamo un grande patrimonio di storia, di cultura e di amicizia. A tutti noi, il compito di saperlo preservare».
La pubblicazione prosegue poi con un articolo di Silvano Stefanoli dedicato a una delle cime più «nobili» della Val di Postua: la Punta delle Camosce; articolo da cui, ha commentato Martignon «traspare un grande amore per la montagna e per il mondo quasi scomparso dei pastori con le sue formule ancestrali e i suoi riti. Un amore che si è tradotto nel tempo anche in impegno civile e politico. Dalla sua lettura ci giunge l’invito a essere partecipi della bellezza della natura e, soprattutto, di sentirci custodi responsabili delle nostre valli e del nostro paesaggio».
Segue un contributo del sindaco, Maria Cristina Patrosso, dedicato al centesimo anniversario della fine della Grande Guerra. Infine le consuete rubriche sul tempo, i resoconti di momenti d’incontro, appuntamenti culturali e manifestazioni organizzate nel corso del 2018 corredati da belle fotografie. E in ultimo le note anagrafiche e i ricordi delle persone che ci hanno lasciato in quest’ultimo anno.
Come d’abitudine, Martignon con la collaborazione del Sindaco ha quindi consegnato una copia dell’annuario ai referenti responsabili delle varie iniziative di animazione organizzate nelle frazioni, ai consiglieri comunali, e a coloro che hanno contribuito, con testi, fotografie, testimonianze, a portare avanti questa radicata e preziosa tradizione che contribuisce a «mantenere vivo» un patrimonio di storia, di cultura, di amicizia e di appartenenza.

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