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Ospedale e sanità, un tema attuale… da 50 anni

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Sfogliando il Corriere Valsesiano di cinquant’anni fa, è balzato all’occhio il riquadro che proponiamo qui di seguito. E’ l’elenco dei servizi allora erogati dall’ospedale cittadino (era il «Poveri Infermi»). Sulla quantità e varietà dei medesimi (tenendo oltretutto conto che sul territorio erano ancora attivi i nosocomi di Gattinara e Varallo), ciascuno può trarre le proprie considerazioni.
Oltre alla curiosità dello specchietto è stato però interessante leggere alcuni articoli redatti dall’indimenticato Riccardo Minoli (giovane cronista del tempo) proprio relativi a un momento cruciale della storia della struttura. Quel 1969 era un anno importante: c’era stato da qualche mese il cambio del Consiglio di Amministrazione e in quel gennaio ci fu pure il cambio di direzione fra lo storico prof. Carmelo Toscano (andato in pensione dopo 33 anni di servizio) e il subentrante prof. Tommaso Rodari.
Anche allora si levavano le voci di chi sosteneva che si dovesse parlare di «ospedale malato» e di chi invece affermava con certezza che la struttura fosse «sana», sia sotto l’aspetto finanziario che, ovviamente, per quanto riguardava la qualità dei servizi erogati.
Se ci si volesse pensare un pochino, si potrebbe concludere che in mezzo secolo di cose ne sono cambiate tante, ma qualcosa sembra rimanere immutabile… Ciò a riprova che temi come la sanità sono sempre d’attualità, fra i più sentiti dall’opinione pubblica e fra i più «agitati» da questa o quella parte politica. Del resto tutti, dai «tecnici» agli amministratori sino agli operatori e ai «cittadini-utenti», su questo argomento hanno sempre qualcosa da dire, si tratti di piani strategici o di rivendicazioni per i servizi territoriali o di semplici – ma non per questo meno importanti, anzi… – esperienze vissute in prima persona.
Dando una scorsa alle cronache ci si rende però conto di quanto siano ancora valide – e con quelle concludiamo – le parole di quel giovane cronista quando scriveva che l’ospedale «più che di critiche e di inchieste, ha indubbiamente bisogno di aiuto e collaborazione. E’ un nostro patrimonio, un bene che non tutti i centri hanno la fortuna di avere in casa, un ente che per vivere e procedere nella sua delicata funzione non può prescindere da un clima di serenità, di comprensione e di generosità da parte di tutti i cittadini».

E tu cosa ne pensi?

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