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Pinacoteca di Varallo, presentata la Pala di San Pantaleone restaurata

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il 2 ottobre nel Salone d’Onore di Palazzo dei Musei

VARALLO – La signora Franca Lazzeri, mancata il 9 marzo 2022, titolare dell’omonima gioielleria varallese, aveva espresso al marito, Giuseppe Sara, la volontà di donare alla Pinacoteca di Varallo, la pala di San Pantaleone, firmata in caratteri gotici da Melchiorre d’Enrico e datata 1612, acquistata dalla famiglia Bussone, proprietaria dell’Oratorio di San Pantaleone, oggi in rovina. L’opera era stata pubblicata nel 2020 all’interno del volume di Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa: Gaudenzio Memorial. Il quadro, con la sua cornice originale, era stato ufficialmente donato alla Pinacoteca nel 2024, restaurato dal Laboratorio De Dominici ed ora collocato accanto all’Annunciazione dello stesso Melchiorre d’Enrico, dipinta dal pittore nell’anno successivo.

Pinacoteca di Varallo, presentata la Pala di San Pantaleone restaurata

La cerimonia ufficiale di presentazione del restauro si è tenuta il 2 ottobre nel Salone d’Onore di Palazzo dei Musei. Dopo il saluto di Claudio Francione, Presidente del Consiglio Direttivo dell’Ente di gestione del Palazzo dei Musei di Varallo, del Sindaco Pietro Bondetti e del Direttore Conservatore, Paola Angeleri, che ha ricordato come l’acquisizione, il restauro eseguito sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli, è stato possibile grazie al sostegno di una cordata di benefattori, composta, oltre che dal donatore, da Guido Franchi, da Pier Luigi Loro Piana, Dante Razzano, la Ditta VIR di Valduggia: “L’intervento rappresenta un nuovo tassello nel percorso di studio e riscoperta della figura di Melchiorre d’Enrico e, più in generale, della pittura in Valsesia nella prima metà del Seicento, in cui stanno riemergendo artisti conosciuti, meno noti, ma altrettanto importanti”.

Donata Minonzio, storica dell’arte e membro del Consiglio Direttivo dell’Ente di gestione del Palazzo dei Musei di Varallo, oltre che presidente della Società Valsesiana di Cultura, ha spiegato come sia molto legata al dipinto di Melchiorre presente in Pinacoteca, raffigurante l’Annunciazione, in cui l’incuriosirono due particolari: il libro posto sul leggio con doppia iscrizione in latino e in tittschu (Lingua Walser), ed il piccolo squarcio paesaggistico che s’intravede dalla finestrella del dipinto, in cui è raffigurato un episodio tratto dalla Biblia Pauperum (raccolta medievale di immagini e brevi testi che racconta la vita di Gesù accostandola agli episodi corrispondenti dell’Antico Testamento): “In questo caso si vede Gedeone, eroe riluttante, dubbioso sulle proprie capacità, chiamato dal Signore mentre trebbiava il grano di nascosto per sfuggire ai Madianiti, i nemici che opprimevano Israele, chiese a Dio una prova bagnando prima un vello di lana e poi lasciandolo asciutto mentre il terreno intorno era bagnato, per essere certo della sua missione”.

La pala di San Pantaleone raffigura una Sacra Conversazione ed è un Ex Voto, come indica la figura del donatore inginocchiato, un membro della famiglia Draghetti che aveva il patronato sull’Oratorio. Questa importante famiglia varallese di Antico Regime è stata illustrata dallo storico Massimo Bonola, membro del Consiglio Direttivo dell’Ente di gestione del Palazzo dei Musei di Varallo, che ha parlato del successo basato sulle funzioni giuridiche di alcuni suoi membri, avvocati, notai, procuratori, che occuparono posti pubblici nelle organizzazioni di governo della Valle: “La famiglia possedeva un ingente patrimonio immobiliare e anche dopo la morte, i membri riposavano in Santa Maria delle Grazie, in un sepolcro antistante la Parete gaudenziana”. Bonola ha poi sottolineato la posizione strategica dell’Oratorio di San Pantaleone, punto di accesso al borgo, per chi giungeva dalla Val Mastallone, rappresentato già nella mappa del Coriolano del 1606, in quella del Manauft del 1688 e ancora presente nella mappa del Bordiga del 1796, ma con minor rilievo, essendoci ormai altre vie di comunicazione.

Per conoscere più da vicino l’opera tornata a nuova luce ed approfondire il contesto artistico, storico e culturale in cui è nata, Benedetta Brison, funzionario SABAP e storica dell’arte, ha parlato di un altro recente intervento di restauro realizzato sul territorio, dedicato a un altro dipinto dello stesso artista appartenente alla parrocchia di Rossa: la pala d’altare di San Giovanni Nuovo a Piana di Rossa, le cui pessime condizioni di conservazione furono segnalate nell’estate 2020 dall’allora parroco Don Marco Barontini. La descrizione dell’opera firmata e datata dal Melchiorre d’Enrico nello stesso 1612, ed il delicato intervento di restauro sono stati pubblicati in un saggio inserito nell’ultimo numero del De Valle Sicida. La restauratrice Tiziana Carbonati ha presentato il restauro descrivendone le varie fasi e ricordando che oggi la pala restaurata è conservata nella chiesa parrocchiale di Rossa.

Il numeroso pubblico presente ha potuto ammirare la Pala di San Pantaleone restaurata e collocata accanto all’Annunciazione dello stesso Melchiorre d’Enrico. Il restauratore Jacopo De Dominici, parlando anche a nome della sorella Sara che collabora nella Ditta familiare, ha descritto l’intervento sulla pala che era stata pesantemente ridipinta e che quindi ha dovuto essere alleggerita, per riportare alla luce la tecnica pittorica dell’artista che si avvaleva di velature ottenute utilizzando delicati colori semitrasparenti. Jacopo ha descritto l’accurata diagnostica fotografica attivata prima e dopo gli interventi di restauro: fotografia in luce radente, per evidenziare i difetti di planarità, sollevamenti della pellicola pittorica o cretti, fluorescenza UV (Ultravioletto) che identifica la presenza di vernici non coeve, ritocchi successivi o materiali organici sul bene, riflettografia IR (Infrarossa) per visualizzare il disegno preparatorio sottostante lo strato pittorico, fotografia in transilluminazione e macrofotografia, per dettagli ravvicinati e analisi ravvicinate del supporto: “La restituzione estetica è stata un’operazione molto lunga e delicata: alcune lacune sono state trattate a neutro”. Il risultato è stato definito ottimo da Benedetta Brison, che ha sottolineato la sensibilità, oltre che la competenza, del restauratore.

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