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Rozzano ricorda Michele Alboreto a venticinque anni dalla sua scomparsa

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Rozzano ricorda Michele Alboreto a venticinque anni dalla sua scomparsa

ROZZANO – Michele Alboreto è stato molto più di un campione di Formula 1: un simbolo di eleganza, umanità e autentica passione sportiva. Nel 2001, durante un test privato al Lausitzring al volante di un’Audi R8 LMP1, Alboreto perse tragicamente la vita il 25 aprile, a 44 anni, mentre contribuiva allo sviluppo del prototipo destinato alla 24 Ore di Le Mans.

Rozzano ricorda Michele Alboreto a venticinque anni dalla sua scomparsa

A venticinque anni dalla sua scomparsa, la città di Rozzano, dove era cresciuto, sabato 18 aprile ancora una volta lo ha ricordato, dopo avergli intitolato una piazza e dedicato un’opera scultorea “Come il Vento”, inaugurata nel 2004, organizzando una mostra fotografica: “Michele Alboreto, un campione per amico”, visitabile fino al 30 aprile, allestita nella sede della Biblioteca, in un felice abbinamento tra libri, fotografie e cimeli storici, per conoscere anche il lato più intimo del pilota: tra scatti epici in pista e momenti inediti della sua vita privata. Dopo il taglio del nastro fatto dal Sindaco di Rozzano, Mattia Ferretti, e da Nadia, vedova del pilota, il rombo del motore della “sua” auto, 180 cavalli, 6200 giri, quella con la quale divenne Campione europeo di Formula 3 nel 1980, oggi di proprietà di un collezionista biellese, che l’acquistò alla fine del campionato e corse per due anni, si è coniugato con il silenzio del rispetto, fuso in un unico, grande abbraccio collettivo. Il giornalista Gianluca Taverna ha annunciato che sta completando un documentario sugli esordi di Alboreto, arrivando fino alla magica stagione 1980 quando Alboreto “salì sul tetto d’Europa”. Accanto alla vettura di Formula 3 erano schierate molte Ferrari, per ricordare gli anni in cui il “pilota gentiluomo” faceva sognare l’Italia intera al volante della rossa di Maranello.

La cerimonia di inaugurazione è stata seguita da un incontro, presso la sala conferenze della Cascina Grande, animato da amici, colleghi autorità istituzionali e figure di spicco del mondo dello sport, presentato dal giornalista e scrittore Mario Donnini, che dal 1994 fa parte ininterrottamente della redazione di Autosprint e ha al suo attivo trentaquattro libri, in gran parte dedicati ai più grandi personaggi dello sport, da Ayrton Senna a Giacomo Agostini, passando per Muhammad Ali, Gilles Villeneuve, Mario Andretti e Alessandro Zanardi. Il primo intervento avrebbe dovuto essere quello di Dindo Capello, compagno di squadra di Michele, che purtroppo, per un lutto familiare, non ha potuto essere presente, ma ha inviato un messaggio nel quale ricordava che la foto della 12 Ore di Sebring 2001 con lui, Alboreto e Capello sul podio, era un ricordo prezioso, perché fu anche l’ultimo trionfo di Michele. Capello ha anche raccontato l’avventura in aeroporto in Florida a inizio nuovo millennio, quando un’anziana signora italiana bloccò Michele e gli disse: «Mi scusi, vorrei complimentarmi con lei: l’ho riconosciuta e le voglio dirle che è un grande, signor Riccardo Patrese» avendoli scambiati, come del resto successe anche a Patrese, confuso con Alboreto.

Si sono alternati al microfono: Beppe Gabbiani, pilota, che ha ricordato: “Michele era impassabile, chiudeva, era un uomo generoso, ma non regalava niente in pista”; Pier Carlo Ghinzani, che conobbe Michele nel 1979, quando entrò nel campionato di Formula 3: ne riconobbe subito la classe, unita ad una grande modestia nel presentarsi: “Ragazzo splendido, affabile, implacabile rivale in pista”; mentre per Oscar Berselli: “Era la persona più intelligente che io abbia conosciuto”; il pilota Riccardo Patrese che ha dichiarato: “Michele era un bravo ragazzo, era mio amico, ma anche amico di tutti coloro che lo hanno conosciuto”, mentre l’ingegner Alessandro Mariani ha sottolineato lo spirito costruttivo e l’ottimismo di Alboreto: “Con humour britannico sapeva sdrammatizzare tutte le situazioni, era l’uomo-squadra, l’ultimo cavaliere del rischio”, per lui Michele fu il campione del mondo morale della F.1 1985; per Giancarlo Minardi, storico fondatore dell’omonima scuderia di F1: ”Se oggi esiste una scuola federale intitolata a Michele Alboreto, lo dobbiamo proprio a lui che entrava in box ai sessanta all’ora”; commosso Nico Traversa: “Quegli occhi non si possono dimenticare, è stato una persona speciale, come si vede dalla moglie Nadia e dalle due figlie, Noemi e Alice”; Adriano Salvati, simbolo della scuderia intitolata al grande Giovannino, fu tra i primi a valorizzare il talento di Michele; Roberto Gurian, giornalista, freelance automotive, collaboratore di Auto, AM e Autosprint, intervistò Alboreto ai suoi esordi in Formula Monza; Riccardo Ronchi, pilota istruttore, ha portato la testimonianza di un bambino di allora: era un amico di famiglia e piccolissimo salì sulla Ferrari GTO guidata da Alboreto, innamorandosi del mondo delle corse, diventando pilota di Formula 3, sottolineando poi un’altra dote di Michele: “La capacità di farti sentire importante”.

Il comico Massimo Boldi ha ricordato quando il pilota lo presentò ad Enzo Ferrari, mentre l’ultimo intervento è stato di Renato Della Valle, imprenditore, oltre a essere stato un campione mondiale di offshore: i primi cellulari senza antenna e colorati li ha creati lui con Michele Alboreto: i telefonini “Ferrari”.

Un caleidoscopio di ricordi per un campione che ha saputo anche essere un Uomo.

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