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Si trova in Spagna la più antica guida del Sacro Monte di Varallo

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Il Venerdì di Repubblica del 4 gennaio 2019, apre con un ampio réportage di Marco Cicala dedicato alla Biblioteca Colombina di Siviglia: “Alla conquista dei libri”. Nella Cattedrale di Siviglia c’è un’antica biblioteca che racchiude perle e sorprese, la volle Fernando Colombo, figlio di Cristoforo e collezionista sfrenato di volumi. Un saggio ripercorre ora la sua impresa folle e magnifica: raccogliere tutto ciò che era stato stampato. Edward Wilson Lee, professore di Cambridge, ha scritto: “Il catalogo dei libri naufragati”, in uscita da Bollati Boringhieri.

Fernando, figlio naturale di Cristoforo e di un’orfana di nome Beatrix Enriquez de Arana, fu educato alla corte dei Re Cattolici e a soli quattordici anni, nel 1502, partecipò con il padre cinquantenne alla quarta e ultima spedizione alla “Ricerca dell’Oriente passando da Ponente”, che durò due anni e per il giovane fu uno straordinario viaggio di formazione. Fernando diverrà l’agiografo di Cristoforo e anche lui si imbarcherà in una impresa che reca i tratti dell’ossessione e della dismisura: “Dopo la morte del padre nel 1506 Fernando si trasforma in un indiavolato cacciatore di libri. Per comprarne s’indebita, schizza da Roma a Venezia, da Norimberga ad Anversa, da Parigi a Londra…Appena entrato in possesso di un volume ci appunta sopra data, luogo e prezzo dell’acquisto”. Arrivò a possedere quindicimila titoli, una cifra enorme per l’epoca: la stampa a caratteri mobili fu inventata da Gutemberg a metà del Quattrocento. Oggi all’Istitucion Colombina ne restano circa seimila.

I libri da tutto il mondo vengono spediti a Siviglia e disposti in verticale con il titolo e il numero di collocazione sulla costa, creando una biblioteca destinata alla conservazione.

Il figlio di Colombo muore a Siviglia nel 1539 scapolo e senza figli, ed è sepolto nella cattedrale a poca distanza dal padre. Alla sua morte lasciò in eredità i 15.387 volumi al nipote di Colombo, Luigi: “Uno scavezzacollo per niente interessato alla lettura ma parecchio alle sottane”. Vista l’indifferenza del giovanotto i libri vennero trasferiti prima in un monastero e poi nella cattedrale. L’Inquisizione fece sparire molti testi considerati eretici, altri finirono rubati o dispersi.

Alberto Durio, consultando l’opera di Henry Harrisse: “Excerpta Colombiniana, Bibliographie de quatre cents pièces gothiques, françaises, italiennes et latines du commencement de XVI siècle non décrites jusqu’ici, précédée d’une histoire de la Bibliothèque Colombine et son Fondateur”, pubblicata a Parigi nel 1887, che a pagina 215 al n. 335 citava “Misteri”, venne a conoscenza dell’esistenza alla Biblioteca Colombina di una guida poetica del Sacro Monte di Varallo: “Questi sono li Misteri che sono sopra el Monte de Varalle” , rilegata in un volume miscellaneo. La Guida, edita dal milanese Magistrum Gotardum de ponte Anno Domini M.ccccc.xiiij – die xxix Marcij, che recava la consueta indicazione di Colombo del prezzo e del luogo di acquisto: “Este libro costò 1 quatrìn en Milan por febrero de 1521 y el ducado de oro vale 440 quatrines”, fu riprodotta fotograficamente, studiata e pubblicata sul “Bollettino della Provincia di Novara” Anno XX, Fasc. II, aprile-giugno 1926: “Il Santuario di Varallo secondo uno sconosciuto cimelio bibliografico del 1514”. L’opera più antica che fino ad ora si conosca sul Sacro Monte di Varallo, è importantissima perché, pubblicata dopo solo trent’anni dalla fondazione del Sacro Monte, dà le prime informazioni sul percorso delle cappelle.

Nel 1987, in ricorrenza del Cinquecentenario della fondazione del Sacro Monte: “Questi sono li Misteri che sono sopra el Monte de Varalle”, fu pubblicata dalla Tipolitografia di Borgosesia di Riccardo Minoli – membro del Consiglio Direttivo della Società di Conservazione e poi del Direttivo della Pinacoteca di Varallo fino al 2018, anno della sua scomparsa -, in un’edizione anastatica, collegata ad un volume di studi curato da Stefania Stefani Perrone, che dedicò al Sacro Monte gli studi della sua lunga vita, conclusasi nell’estate 2017 e che nell’immaginario collettivo resterà sempre la: “Stefania del Monte”, come la soprannominò Testori, che firmò l’Introduzione. Il libro raccoglie i testi di Alberto Durio (1926), Anna Maria Brizio (1954), Stefania Stefani Perrone, e del compianto Pier Giorgio Longo, il quale ipotizzava chi potesse essere l’autore della Guida del 1514: “Possiamo confermare o formulare l’ipotesi, già fatta da Francesco Cognasso che l’autore della Guida del 1514 possa essere un francescano, forse quel frà Francesco da Marignano, nel 1515 custode e maggiore responsabile della vita spirituale e figurativa del monte”.

E’ bello pensare che in terra di Spagna, meta di molti nostri emigranti che vi costruirono le loro fortune, sia conservata l’unica edizione finora conosciuta di quella straordinaria guida in versi, la prima di una lunghissima serie, tutte studiate e pubblicate dal Professor Gianpaolo Garavaglia, nel prezioso volume del 2017: “Mons in quo beneplacitum est Deo habitare in eo. Bibliografia del Sacro Monte di Varallo”, che reca la presentazione di Casimiro Debiaggi, altro studioso del Sacro Monte e autore di importanti contributi sul sacro complesso, patrimonio dell’UNESCO.

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