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“Sóñ Mi” – Mi vedi a Gattinara mostra fotografica di Renzo Petterino, incontro con l’artista

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GATTINARA – Alberto Crevola, gallerista di origine gattinarese, mercoledì 18 maggio, ha dialogato con Renzo Petterino, autore delle fotografie esposte nella mostra: “Sóñ Mi” – Mi vedi a Gattinara, allestita a Villa Paolotti, che si è conclusa domenica 22 maggio.

Il titolo che per i non gattinaresi suona come un digramma di note, è stato scelto per segnare questa identità, cercata, voluta, scegliendo persone che avessero, o mantenessero, un rapporto forte, talvolta indissolubile, con la città di Gattinara, tanto da poterli facilmente riconoscere passeggiando per le vie.

Salvatore Fabozzi, Presidente dell’Associazione Culturale Officina Fotografica, ha aperto la serata ricordando che Renzo Petterino è tra i soci più produttivi e più creativi: “Tira fuori l’idea illuminante per discuterne, mette gli ospiti in condizione di far emergere quelle curiosità che portano a certi risultati, perché fare foto è parlare di se stessi”.

Alberto Crevola come premessa al dialogo, ha osservato che il pubblico così numeroso, sia all’inaugurazione che all’incontro con l’Autore,, è stato una felice sorpresa: “Vi assicuro che per esempio a Borgomanero, dove abito e lavoro, cittadina di ventisettemila abitanti, non si riscontra mai una così numerosa, qualificata ed affettuosa affluenza”.

Il dialogo informale, pieno di curiosità, ha fatto emergere un profilo ironico di Renzo: “Sono fondamentalmente un pigro, non mi piacciono le cose complicate: quando ho saputo che per una fotografia bastava un sessantesimo di secondo ho capito che era quello che faceva per me. Poi ho incontrato una certa Paola di Milano che mi ha fatto da modella, scattavo foto con una macchina fotografica tedesca di mio padre. Nel 1976 / 77 mostrai i miei primi scatti al CRAL della Pozzi, che aveva una sezione fotografica frequentata da persone che avevano in comune questa passione: erano in pochi, quindi mi accolsero con grande entusiasmo. Nei successivi quarant’anni la fotografia è diventata anche la mia passione, la strada per dimostrare qualcosa senza subirlo dagli altri, si è trasformata in una sorta di testimonianza. La mia famiglia mi fa da supporto: se non ci fosse stata mia moglie Paola certo non sarei arrivato a questi livelli, è la mia curatrice, una persona che mi supporta, che non mi ha mai ostacolato, né ha mai dimostrato impazienza, mentre i miei due figli mi creano qualche disagio, con le loro critiche de-costruttive”.

Alla domanda se i viaggi siano stati fonti di ispirazione, Renzo ha risposto che in realtà sono un’occasione in più: un breve ed emozionante trailer sulla Cina ha reso l’idea di cosa Renzo intenda per resa dello spirito di un luogo, attraverso suoni, profumi, immagini.
Arrivando all’idea della mostra, Renzo ha spiegato che gli interessava coinvolgere le persone, dando loro un ruolo attivo: “Era il tentativo di fare un passo in più nella ritrattistica, scegliendo persone vicine a me, prima i familiari, poi gli amici e poi il cerchio si è allargato. La cosa meravigliosa è stata che le persone si sono prestate a questo gioco, è scattata l’alchimia dello scambio di emozioni, ciascuno di coloro che hanno accettato di mettersi in gioco, mi ha dato qualcosa: di solito in alcuni paesi si ritiene che il fotografo rubi l’anima, invece loro me l’hanno donata”.
Esistono due tipologie di fotografi: i fotografi-finestra, che rappresentano ciò che vedono fuori e i fotografi-specchio, in cui l’autore si riconosce, che fanno vedere la realtà attraverso il loro filtro e la loro sensibilità, interpretandola. Per arrivare alla mostra, allestita con l’aiuto ed i preziosi consigli di Alberto Crevola, c’è voluto circa un anno e mezzo: le foto sono state tutte realizzate in studio, ma i tempi ed il numero di scatti sono stati molto variabili, per alcuni bastavano trenta foto, per altri, ad esempio i gruppi, ne sono state scattate anche quattrocento: “Mi affascinano i volti e le mani: due elementi che individuano le persone, che ne raccontano la storia, assai meglio delle parole”. In una sorta di backstage della mostra e del catalogo sono state proiettate molte delle fotografie realizzate, coinvolgendo il pubblico e invitando le persone ritratte a portare la loro testimonianza: molti si sono emozionati ed hanno concordato sul valore di questa singolare esperienza, e sull’ “urgenza dei sentimenti”, riemersa anche il giorno dell’inaugurazione: “Un silenzio molto rumoroso”.

 

 

Piera Mazzone

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