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Un anniversario, un ritrovamento

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E’ un caso veramente singolare, una coincidenza rara e sorprendente, che a ottant’anni esatti dalla scomparsa dello scultore Casimiro Debiaggi, avvenuta a Torino il 20 febbraio 1939, sia riemersa dall’oblio una sua opera, come molte altre purtroppo spesso dimenticate. Si tratta di un medaglione in gesso, raffigurante il poeta fobellese Angelo Rizzetti, morto a Venezia nel 1912.
Del Rizzetti esiste, ed è esposto nella Gipsoteca del Debiaggi nella sua Doccio, il ritratto in bassorilievo, circolare, di circa cinquanta centimetri di diametro, preparatorio per la traduzione definitiva, o in marmo o in bronzo, firmato e datato 1913.
Non si conosceva però finora la destinazione dell’opera, eseguita l’anno immediatamente successivo alla morte del poeta, e neppure il dottor Enrico Rizzetti, nipote di Angelo e grande appassionato dei ricordi, delle tradizioni e delle glorie della sua famiglia, ne sapeva qualcosa.
Caso volle che, alcune settimane fa, l’omonimo nipote dello scultore prof. Debiaggi, sempre dinamico e infaticabile nelle ricerche e negli studi dell’arte e della cultura valsesiana nonostante l’età «veneranda», oltre che nel cercare di valorizzare le opere del nonno (si pensi solo alla piccola ma esemplare raccolta museale valsesiana), stesse consultando per la millesima volta, ma verrebbe da dire la milionesima, la sempre basilare guida della Valsesia del Ravelli del 1924 per altre ricerche. Casualmente, scorrendo gli occhi sulle pagine dedicate a Varallo, nel paragrafo riguardante il CAI, tra i vari ritratti di personaggi valsesiani elencati (Quintino Sella, l’abate Gnifetti, il canonico Calderini, eccetera), nota anche un busto al comm. Angelo Rizzetti presidente della sezione di Varallo. Un busto del Rizzetti, dunque, oltre al medaglione modellato dal nonno Casimiro nel 1913? E opera di quale scultore? Il prof. Debiaggi controlla e confronta, per maggiore sicurezza, la precedente edizione della guida del Ravelli, la prima, risalente al 1913, da tutti quasi mai consultata se non addirittura ignorata.
Vi trova elencati nella sede del CAI gli altri ritratti, ma non quello del Rizzetti, deceduto solo un anno prima. Quindi il busto del poeta valsesiano, a ragion di logica, deve essere posteriore al 1912 e anteriore al 1924, ossia tra le due edizioni della guida del Ravelli. Strano che in poco più di un decennio siano stati eseguiti due ritratti scultorei del poeta: un medaglione e un busto.
Uno dal Debiaggi e l’altro da chi?
Casimiro junior, sempre più incuriosito e desideroso di sciogliere il «busillis», consulta anche la guida anonima di Varallo e dintorni, pubblicata da Zanfa nel 1929. In essa viene citato un calco in gesso coll’effige del comm. Angelo Rizzetti, compianto benemerito presidente della Società. L’enigma rimane: un calco di un medaglione o di un busto? Nulla dicono le più recenti guide di Varallo. Non resta che rivolgersi al Club Alpino stesso. Casimiro junior contatta quindi l’amico prof. Silvano Pitto di Locarno, attivissimo e appassionato membro della Commissione Cai Montagna Antica Montagna da salvare, che a sua volta va a controllare de visu la sede varallese de CAI in via Costantino Durio e parla al dott. Carlo Raiteri, autore della recente pubblicazione del volume «I 150 anni della sezione di Varallo del Club Alpino Italiano». La risposta non si fa attendere. Si tratta di un medaglione e non di un busto, fatto eseguire al Debiaggi dall’on. Carlo Rizzetti, nominato senatore del Regno proprio nel 1913, e donato alla sede del CAI di Varallo in ricordo del fratello Angelo che fu poeta, segretario e poi consigliere della Società Promotrice di Belle Arti di Torino, consigliere e poi presidente del Circolo degli Artisti di Torino e presidente, appunto, della sezione del CAI di Varallo. Lo scultore era ben noto al senatore Rizzetti, sia per l’origine valsesiana di ambedue, sia per l’appartenenza di entrambi al Circolo degli Artisti e alla Famiglia Valsesiana di Torino, ma in modo particolare per aver il Debiaggi già eseguito, solo l’anno precedente, il busto marmoreo del benefattore dottor Francesco Rizzetti, morto nel 1902, che campeggia in una delle due nicchie poste ai lati della facciata del municipio di Fobello.
Il problema del duplice ritratto è stato così felicemente risolto, trattandosi di un’unica opera replicata dallo stesso autore.
Il secondo medaglione, firmato e datato dal Debiaggi, differisce dal gesso preparatorio solo perché sono state aggiunte, ai lati del nome, le date di nascita e di morte del personaggio: «1843 – Angelo Rizzetti – 1912». Racchiuso da una cornice lignea quadrata scolpita forse dal Laboratorio Barolo, questo medaglione è esposto sulla parete di un ambiente della sede varallese del CAI.
Probabilmente il manufatto definitivo, tradotto in marmo o in bronzo, non venne mai eseguito. Si è trattato, quindi, della fortunata riscoperta di un’opera dimenticata, avvenuta occasionalmente, proprio a ottant’anni dalla scomparsa del suo autore.
Franco Cameroni

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