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Un ultimo saluto alla “Signora Medina”: una figura storica di commerciante

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Le epigrafi si stanno ormai stingendo, su alcune si sono già sovrapposti altri annunci, sono passati giorni, settimane, eppure è così difficile scrivere della “Signora Medina”, così come la ricordo, ferma a ventinove anni fa, quando chiuse la sua storica merceria, perché nell’ottobre del 1990 aveva raggiunto i sessant’anni, quella che allora era l’età pensionabile. A novembre era stata colpita da un’emorragia cerebrale, dalla quale si era parzialmente ripresa, ma da allora non aveva più desiderato incontrare nessuna persona estranea alla sua famiglia, pur continuando a vivere nel suo appartamento, nella stessa casa in cui abitava l’amata sorella Maria Elena, che l’ha sempre accudita per questi lunghi anni, e dove al pianterreno c’era stato il suo negozio.

Pensavo che Medina fosse il suo nome di battesimo, invece era un cognome, che forse alludeva alla “città illuminatissima” dell’attuale regione saudita del Hijāz, nella Penisola araba, che sorge in un’oasi, e che Maometto raggiunse nel 622, o piuttosto derivasse dal termine medina (dall’arabo madīna, “città”) un quartiere antico, caratteristico di molte città del Nord Africa, ma presente in passato anche in Andalusia. Generalmente le medine, costruite dagli Arabi intorno al IX secolo d.C., sono murate e attraversate da molti vicoli che formano veri e propri labirinti: potrebbe essere un’efficace metafora del carattere particolare della signora Teresa, questo era il suo nome di battesimo. Era una donna elegante ed austera, dotata di un gusto tale da permetterle di scegliere sempre cose di prima qualità, che fossero bottoni o cerniere, camicette o capi di abbigliamento intimo. Era molto consapevole della qualità della sua merce, al punto che se qualcuno riteneva che il prezzo richiesto fosse troppo alto, immancabilmente rispondeva di rivolgersi al “mercato del giovedì”. Mamma era una cliente assidua, perché preferiva: “Una cosa sola, ma bella”, io stessa conservo ancora dei capi acquistati in quel minuscolo e ordinatissimo negozio.

Non volevo che la sua scomparsa passasse in silenzio perché davvero la signora Medina è stata una figura storica di commerciante, un esempio di rigore, anche nel modo di parlare, sempre estremamente educato, diretto e conciso. Quando arrivo dalla piazza, spesso mi vengono in mente la bottega del barbiere e la merceria, entrambe chiuse da anni, che nei ricordi hanno conservato l’eco di un tempo passato, ma non scomparso e mi accorgo che ogni angolo, ogni persona di questo paese hanno contribuito a farmi crescere, a trasmettermi dei valori che custodisco e riscopro con gratitudine.

 

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