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Aperta “Imbris” a Ghemme, la mostra personale dell’artista Luciano Pea

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Aperta “Imbris” a Ghemme, la mostra personale dell’artista Luciano Pea

GHEMME – Venerdì scorso a Ghemme, nei suggestivi locali espositivi di Spazio E, si è aperta “Imbris”, mostra personale dell’artista Luciano Pea, nato a Gottolengo (Bs) il 31.03.1961, che vive a Brescia, dove lavora in un microscopico studio, chiamato antifrasticamente “Il pachiderma”. Docente di incisione e tecniche pittoriche alla Libera Accademia di Belle Arti (L.A.B.A) di Brescia. Si è formato all’Accademia di Belle Arti di Brera. Attivo con esposizioni in ambito nazionale dalla fine degli anni Ottanta, ha partecipato ad esposizioni e manifestazioni internazionali.

Aperta “Imbris” a Ghemme, la mostra personale dell’artista Luciano Pea

In latino, la parola “imbris” è il genitivo singolare del sostantivo maschile della terza declinazione imber, imbris, che significa pioggia, acquazzone, rovescio o bufera, e il titolo della mostra ghemmese esprime il tono delle opere esposte, caratterizzate da una raffinata attenzione alle qualità tonali ed alle modulazioni cromatiche del colore.

Pea, illustrando l’installazione “Oriens”, realizzata nel 2009, nata dal rapporto con gli scritti sull’arte del Pontefice Paolo VI, scrive: “L’opera vuole dialogare con l’individuo e con lo spazio, con la singolarità e la molteplicità, isole e arcipelaghi contemporaneamente. Individui e collettività, frammenti dell’uno, gocce e mare, viste attraverso lo sguardo dell’artista”.

L’artista Enrica Pedretti, titolare di Spazio E, curatrice della mostra, sintetizza la cifra dell’artista in: “Poesia e rigore”. “Sono opere che ci conducono in un altrove difficile da definire. Artista curioso e poliedrico ama sperimentare nuovi linguaggi con sculture e istallazioni senza però tradire mai il suo timbro artistico: i suoi quadri cambiano forma, si allungano o diventano circonferenza ma non perdono mai la loro poetica visione”: scrive l’artista Marina Chiocchetta, utilizzando il sostantivo “Rarefazioni” per descrivere il diradamento, la rarefazione poetica trasformata in arte pittorica, l’inverso di quanto fece Corrado Govoni nel 1915 pubblicando una raccolta di poesie futuriste intitolata proprio “Rarefazioni e parole in libertà”.

La mostra si conclude nella Sala del Camino con la policromatica esposizione di originali “Libri d’artista”.
La mostra allestita a Spazio E, Via Interno Castello 7, Ghemme, sarà visitabile fino a domenica 12 luglio: giovedì dalle 16 alle 22, da venerdì a domenica 11-22.

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