Attualità
Il giovane archeologo Luca Furno ospite del Lions Club Valsesia
Il Presidente del Lions Club Valsesia, Amedeo Gabella, ha accolto come ospite del meeting lionistico del 20 ottobre il giovane archeologo Luca Furno, laureato all’Alma Mater di Bologna nel 2026, specializzato nella cultura materiale, manufatti in vetro dall’età antica al periodo islamico, con esperienze in Pakistan, Grecia, Albania Uzbekistan e Italia, che ha presentato il progetto archeologico Italo-Uzbeko “Samarcanda e il suo territorio (PAIU): a long lasting story”.
Il giovane archeologo Luca Furno ospite del Lions Club Valsesia
In Uzbekistan i primi turisti sono arrivati dopo l’indipendenza dalla Russia nel 1991: nel 2025 il paese ha registrato 11,7 milioni di ingressi turistici, contro i 7,96 milioni dell’anno prima, un balzo del 46,8%: questo paese dopo decenni di isolamento sta cercando una nuova collocazione nel mondo.
Furno ha partecipato al progetto “Samarcanda e il suo territorio” a partire dal 2021, ma, prima di parlare dei risultati dei recenti scavi, ha inquadrato il paese dal punto di vista geografico e storico partendo da Ciro il Grande, Alessandro Magno, Gengis Khan che nel 1220 rase al suolo Samarcanda, rifondata nel 1371 da Amir Timur, più noto come Tamerlano, che tra Trecento e Quattrocento costruì un impero dalle porte della Turchia fino all’Afghanistan, fino alla conquista del 1868 da parte dello zar Alessandro il Grande, che fece entrare il paese nell’orbita russa.
Nella prima fase del progetto archeologico, avviata tra il 1999 e il 2000, fu attivato un progetto pilota, seguito poi nel 2001 dalla firma ufficiale di un protocollo di collaborazione scientifica, che prevede lo studio del popolamento storico e le trasformazioni del territorio nei secoli, le interazioni socio-ambientali sul lungo periodo, le tecniche di irrigazione, le strategie di pascolo, gli spazi funerari e la mobilità e il commercio antico su scala locale e regionale. Al progetto collaborano stabilmente tante figure professionali diverse come geografi, antropologi, geologi e agronomi secondo una prospettiva multidisciplinare, multi-temporale e multi-scalare.
Le ricerche portate avanti dal Progetto Archeologico Italo-Uzbeko hanno permesso, dopo un lungo lavoro preliminare di acquisizione dei dati dalle fonti più disparate, di realizzare la Carta Archeologica della Media Valle dello Zerafshan, mappando tutti i siti individuati nella regione di Samarcanda. Questa carta è uno strumento indispensabile per conservare, tutelare e valorizzare i siti archeologici sempre più a rischio distruzione a causa dell’intenso inurbamento e di attività agricole sempre più aggressive.
Luca Furno ha poi mostrato alcune immagini e parlato della campagna 2026: “Quest’anno gli obiettivi sono stati la ricognizione intensiva di due aree situate nella zona pedemontana a sud di Samarcanda e lo scavo archeologico della fortezza di Kafir Kala, occupata dagli arabi nel VIII secolo d.C. e munita di sei torri, un’ampia area abitativa ai suoi piedi e i resti di una necropoli antica”.
Nella cittadella del sito probabilmente vi era custodito un ricco archivio amministrativo, andato poi distrutto da un incendio appiccato forse dalle forze arabe durante la conquista di Samarcanda. Come traccia di tale archivio, si conservano, però, un gran numero di cretule, ovvero piccoli sigilli in argilla: “Ne sono state rinvenute circa cinquecento. Oltre alle cretule, sono stati raccolti anche preziosi resti carpologici e faunistici, utili per lo studio dell’alimentazione e per la comprensione delle modalità di sfruttamento del territorio. Inoltre, il ritrovamento di un gran numero di vasi in terracotta ha permesso di datare i contesti e ipotizzare la destinazione d’uso delle strutture e dei singoli ambienti”.
Anche la necropoli, ubicata su una collinetta esterna al sito, ha riservato molte sorprese: “E’ stata scavata una possibile torre del silenzio dove venivano deposti i corpi dei defunti per essere spolpati dai rapaci secondo i dettami della religione zoroastriana, qui molto diffusa prima dell’arrivo degli arabi. Sono stati effettuati anche studi su sepolture più recenti, realizzate durante il periodo di occupazione araba. Lo studio antropologico e le analisi di laboratorio hanno permesso di ipotizzare l’età degli individui, le possibili cause della morte, il sesso e la datazione delle sepolture. Le inumazioni sembrano appartenere ad individui vissuti tra XI e XV secolo”.
Luca Furno ha spiegato come ogni anno, a fine scavo, le strutture in terra cruda esposte alle intemperie vengano protette da un intonaco naturale creato a partire da terra, paglia e sterco ancora realizzato dalle comunità locali secondo tecniche antiche: “Il parco archeologico di Kafir Kala sarà inaugurato nel 2027, ma sono già stati promossi dei tour guidati nel sito, gestendo le attività del parco sempre in collaborazione con i locali”. Nel 2023 il Presidente Mattarella, che era in viaggio ufficiale in Uzbekistan, ha fatto visita alla missione archeologica, diretta dal Prof. Simone Mantellini, interessandosi alle attività da essa svolte e alle linee di ricerca dei suoi studi.
Rispondendo alle domande, il giovane e preparato relatore, che ha trasmesso tutto il suo entusiasmo e passione per l’archeologia, ha spiegato come oggi più che mai si parli in archeologia non di una sola Via della Seta, ma di innumerevoli “Vie della Seta”, ovvero di un reticolo di rotte commerciali e vie di comunicazione, spesso non ufficiali, in cui le merci e le persone viaggiavano di città in città da un capo all’altro del continente, sottolineando inoltre che lungo queste direttrici si muovevano molti altri prodotti oltre alla seta e persino idee, religioni e abitudini già da tempi antichissimi: “Già in epoca preistorica si diffuse su tutto il continente euro-asiatico la coltivazione di piante come il grano e il miglio, forse seguendo le migrazioni di popoli semi-nomadi”.
Al termine a Luca Furno è stato offerto in dono il volume di Giacomo Gagliardini, Valsesia antica & Medioevale. Un viaggio tra le radici della Valsesia, là dove il tempo si fa pietra e memoria.
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