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Cultura

Nella tradizionale rassegna “Trè Rosi par San Gaudensi” trionfa Piera Arienta

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L’Associazione Nuares.it con Academia dal Rison, Pro Loco Novara, Asinochilegge e Associazione culturale novarese Cenacolo dialettale, ogni anno a gennaio organizza l’ormai tradizionale rassegna: “Trè rösi par San Gaudensi”, prosa, sacro e poesia, omaggio del dialetto novarese al santo Patrono della città. 

La prima rösa è stata offerta domenica 13 gennaio alle ore 15 nella sala al primo piano del Castello Visconteo Sforzesco di Novara, con la cerimonia di premiazione del Concorso di prose dialettali: “Cüntumla in trè righi e do paroli”, proposto in concomitanza con la decima Giornata nazionale del Dialetto. Le prose presentate provengono dalla Provincia di Novara, dalla Lomellina, dalla Valsesia e dal Verbano Cusio Ossola e una “giuria letteraria”, composta da: Cesarina Cavanna Presidente, Don Fausto Cossalter, Silvana Danesi, Piera Mazzone, Gianfranco Pavesi, ha stilato la classifica. Durante la premiazione, una “giuria di esposizione”, del tutto autonoma rispetto alla precedente, presieduta da Paolo Nissotti, composta da: Claudio Pasquino, che aveva vinto una delle precedenti edizioni del concorso, Ernesto Cravino, attore della ormai sciolta compagnia dialettale Gelindo di Novara, la giornalista Ilaria Rapetti e Marisa Fonio, poetessa trecatese, ha ascoltato la lettura, o esposizione, che gli autori hanno fatto dei propri scritti, individuando le migliori interpretazioni.

Il Sindaco, Alessandro Canelli, ha dato il benvenuto al numeroso pubblico presente nel salone, sottolineando il significato del ritrovarsi a parlare dialetto in un luogo cardine per la vita culturale della città come il castello e ricordando che: “E’ stata istituita la Consulta della Novaresità, della quale fanno parte tutte le Associazioni che si occupano di territorio, il cui coordinamento è stato affidato proprio a Giorgio Ravizzotti”. Il Consigliere Provinciale Ivan De Grandis ha portato il saluto della Provincia di Novara.

Questo concorso rappresenta un raro esempio di selezione dedicata alla prosa dialettale, ma, come ha ricordato il piemontesista Gianfranco Pavesi, che ha gestito la parte multimediale dell’incontro: “Il dialetto non ha la prosa perché nessuno la legge: il concorso vive dal 2006 e cerca di allargarsi al territorio, grazie anche alla diffusione di Nuares.it, associazione nata da un gruppo di Facebook, aperto a tutti i Novaresi, e non, a cui piace il dialetto di Novara, e ai corsi di dialetto tenuti dall’Acadèmia dal Rison, che presto riprenderà gli incontri e nei primi saranno proprio letti e commentati tutti i tredici racconti pervenuti”. Per iniziativa del Cenacolo, presieduto da Alda Massara, ogni anno vengono offerte tre rose ad una donna che si sia distinta nella valorizzazione del dialetto: quest’anno è stata scelta la valsesiana Piera Mazzone, Presidente della Rassegna Biennale di poesia dialettale valsesiana Pinet Turlo e membro della giuria letteraria del concorso novarese.

Hanno condotto il pomeriggio Giorgio Ravizzotti e Paola Polastri, nota cantante novarese che ha interpretato magistralmente alcune canzoni famose, ma, prima di procedere alla lettura dei sette racconti finalisti, Ravizzotti ha ricordato la scomparsa di Gigi Santoro, decano dei giornalisti novaresi.

La Presidente della Giuria Letteraria, la linguista Cesarina Cavanna, ha deplorato l’esiguo numero dei partecipanti al concorso, auspicandosi che molti altri scrittori si sentano incentivati ad inviare le loro opere, contribuendo a creare un corpus di racconti in dialetto, diversificato a seconda delle aree di provenienza. Don Cossalter ha ricordato che: “Dialetto non è solo un modo di parlare diverso, ma riflette una storia e una cultura: le nostre diversità messe insieme fanno la ricchezza di un territorio”. Silvana Danesi, scrittrice e vincitrice di edizioni precedenti del concorso, ha apprezzato questa sua nuova veste di giurata: “Il dialetto è la lingua del cuore” come ha detto Papa Francesco.

Il primo premio stato attribuito a: La mè storia di Piera Arienta di Ghemme, con la seguente motivazione: “La storia di un’intera vita raccolta in una pagina. Una vita senza nulla di eccezionale, una vita come tante ma che proprio per questo diventa paradigmatica di un mondo. L’Autrice si volge a guardare indietro mischiando al profondo affetto un pizzico di ironia: lo scorrere della realtà viene così depurato dai rischi di una nostalgia agiografica, lasciando in evidenza una semplicità che profuma di poesia senza perdere i contorni della vita vissuta. Lo stile è di una deliberata e coerente semplicità; ricco il lessico, leggera e fluida la sintassi”

Secondo classificato: Al bulingat di sogn di Mary Massara di Marano Ticino, che come poetessa spesso scrive anche nel dialetto valsesiano: “Originalissima cronaca di una magia notturna, in bilico tra sogno e realtà, tra reale e surreale. Colpisce l’uso dell’elemento onirico, che anziché farsi fuga dalla realtà sa diventare, all’opposto, lente che inquadra il disagio brullo di un mondo di affannosa miseria, sul punto di soffocare i propri sogni. Sontuoso il registro lessicale, chiaro frutto di ricerca e cernita e capace di mettere a dura prova l’Autrice prima ed i lettori poi. Ricca e vivida la descrizione, con tocchi inediti di plastica efficacia”.

Un racconto che sembra sgorgare dai Vangeli apocrifi quello di Silvia Colla di Trecate: Che nòc, cula nòc!: “Il buon sapore delle favole di una volta combinato con una pregevole fantasia sia sul piano contenutistico che su quello stilistico. Pur muovendosi all’interno di una Storia già scritta, l’Autrice strappa al lettore sorrisi di sorpresa. La delicata ironia dello stile, del tutto consona all’argomento prescelto, rende lievi anche gli insegnamenti morali chi si possono leggere tra le righe. Lingua ricca senza perdere di spontaneità; fluida e sicura la sintassi”.

Una segnalazione di merito è stata attribuita Al curniö di Luigi Ceresa: “Amara condanna dei tempi moderni, votati all’apparenza e privi di veri valori. Originale l’impostazione scelta, con l’autore che si sdoppia in un alternarsi dialettico tra mente e corpo, tra analisi e azione, proponendosi come maestro di vita, innanzitutto a sé stesso, ma senza illusioni. La lingua, chiamata a tratti su un terreno impegnativo, riscatta con la ricchezza lessicale una sintassi che in qualche punto pare debitrice dell’italiano”

La Giuria di esposizione ha premiato Livio Rossetti, Guido Canetta e Luigi Ceresa.

Gli altri due appuntamenti con le rose di San Gaudenzio saranno venerdì 25 gennaio, alle 21, nella Basilica di San Gaudenzio, per la chiusura dell’anno gaudenziano con: La Legenda ‘d San Gavdensi, racconto multimediale di Silvano Crepaldi e sabato 26 gennaio alle ore 15, con le premiazioni dell’ottava edizione del concorso di poesia dialettale Enrico Occhetti.

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