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Presentazione di “Miele amaro” questo sabato a Varallo
VARALLO – Questo sabato alle ore 10.30, in Biblioteca a Varallo, sarà presentato “Miele amaro”, romanzo originale, scritto da un autore valsesiano, Claudio Giacomone Cerino, che lo dedica ai suoi genitori, ambientato in bassa valle, con numerosi riferimenti alla storia, alle tradizioni culinarie e soprattutto ai “caratteri” valsesiani. Il miele amaro è tradizionalmente quello di castagno, che però assomma proprietà medicamentose, contrapponendosi alla dolcezza del miele di acacia, così come poveri e ricchi, sono in antitesi, vivono vite parallele con avari scambi osmotici.
Presentazione di “Miele amaro” questo sabato a Varallo
Il romanzo si dipana nel decennio tra il 1950 e il 1959, con una breve prolessi di ciò che accadrà nel novembre del 1968, cui farà da sfondo la disastrosa alluvione del Biellese. Il romanzo è affollato di personaggi, tanto da poter essere definito “corale”, o meglio di “Comunità”, ma la vera Protagonista è la Vita che scorre incurante delle vicende di uomini e donne che si affannano a fare progetti che, nella maggior parte dei casi, non si realizzeranno. Alcolismo, malattie, incidenti sul lavoro non sono infrequenti e spesso determinano nei personaggi che li subiscono profondi cambiamenti.
La Fede permea molte pagine: il sacerdote, don Felice, austero e pragmatico nella gestione del suo ministero, e il predicatore padre Rodolfo seminano nelle coscienze delle persone, ma non ne vedranno i frutti, tranne che in pochi casi: Ester possiede una Fede umile e sincera, quasi disarmante, mentre la cognata Santina rifiuterà Dio, anche sul limitare della vita, a causa di una brutta esperienza avuta con un membro del clero quando era bambina. L’infanzia è raccontata nel difficile affacciarsi in anni in cui la morte da parto e le morti premature erano purtroppo frequenti, ma anche attraverso Alex, che, essendo stato molto delicato di salute fin da piccolo, viene viziato trasformandosi in un piccolo tiranno, che però il lettore ritroverà profondamente cambiato al termine del romanzo, quando il giovane sta per lasciare il paese per andare a Milano dove frequenterà l’università.
Sullo sfondo delle quattrocento quaranta pagine l’Autore racconta la macro-storia dell’Italia e mondiale, in digressioni che a volte si fanno molto articolate. La lingua italiana è intercalata con espressioni dialettali valsesiane, milanesi, venete o del sud, (tutte tradotte a piè di pagina), ma esistono anche molte citazioni in francese e in tedesco, sempre utilizzate per caratterizzare momenti della vita dei personaggi. I capitoli sono scanditi dal susseguirsi degli anni di un decennio che in Italia segnò l’inizio della ricostruzione dopo la guerra e la transizione dal mondo contadino a quello industriale. L’autore riesce a mantenere viva l’attenzione del lettore, che si ritrova nei ricordi di quegli anni, per averli vissuti direttamente o sentiti raccontare.
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