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Romagnano: Mercatone Uno, la testimonianza di una lavoratrice

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Stefania Rosa è una lavoratrice del Mercatone Uno. A lei, e agli altri 3.800 colleghi è stata comunicata la chiusura dei punti vendita, la fine del suo lavoro. Il suo messaggio, struggente e dignitoso che racconta di una vita di sacrifici, di speranze deluse, di paure, ma anche di voglia di lottare, sta facendo il giro dei media e dei social. Eccolo:
“Era gennaio del 2015 quando è cambiato tutto. Vai al lavoro e improvvisamente ti viene comunicato che lo stipendio non ti sarà pagato, finirà «nel passivo» perché la tua azienda ha fallito e subentrano degli amministratori straordinari per gestirla. Non capisci inizialmente, non vuoi credere che l’azienda per cui lavori da decenni non ti possa più pagare, fallita. Mesi difficili, hai solo il tuo stipendio su cui contare, finché a giugno arriva la lettera che il tuo punto vendita chiuderà, sei a casa in cassa integrazione a zero ore e tu, attonita, ti siedi e rileggi la lettera centinaia di volte, tu da sola con un bambino da crescere hai un grido in gola e vorresti solo piangere.
A 45 anni ti senti annientata. Ma sorridi, inizi la procedura per la cassa, cerchi lavoro e sorridi quando tua madre ti porta la spesa, ti paga l’affitto, compra i vestiti per tuo figlio. Sorridi davanti alle porte chiuse in faccia, davanti ai «troppo vecchia, troppo giovane, troppo qualificata, troppo poco qualificata», quando telefoni all’Inps per avere notizie dei pagamenti che «signora qui mica paghiamo lo stipendio, è un reddito di sostegno, si cerchi un lavoro se vuole certezze», sorridi e resisti. Trovi lavori pagati con i voucher, quello che capita dove capita, cerchi di fare corsi di riqualificazione ma «deve pagare signora, lei un reddito seppur minimo lo ha». Sorridi quando ti senti una nullità, quando ti manca il fiato per la paura di non farcela, la paura che ti portino via tuo figlio perché «non idonea».
Anni passati a cercare un futuro con forza, la forza nata dalla paura e disperazione, anni attraversati con malattie gravi personali e lutti che hanno sbiadito il sorriso.
Poi improvvisamente ti dicono «siete stati acquistati, potrete tornare al vostro lavoro» e tuo figlio sorride dicendoti «Adesso non piangerai più mamma, abbiamo un lavoro finalmente».
È questo che fa male, aver creduto veramente e onestamente nel proprio lavoro e nei propri diritti, aver sperato d’avere un futuro per i propri figli e ritrovarsi senza nulla.
Senza tutele di sostegno, senza lavoro, senza soldi e futuro. Questo siamo noi della Mercatone Uno, siamo persone vere, siamo Paolo, Antonella, Stefania, Marco, Jela, Fausto, Terry, Claudia, Cristina, Marco, Ornella, Federica, Federica, Pier Luigi, Michela e altri 3700.
Una mattina ti ritrovi a dover sorridere nonostante tutto, perché arrendersi non è concesso a nessuno e la dignità non si svende.”
Stefania Rosa

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