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San Bernardo, protettore dei viandanti e delle genti di montagna

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Non credo che un valsesiano non sia mai passato dalla Val Vogna, la valle laterale più ampia e importante del nostro comprensorio alpino. Sempre usata come transito per recarsi al nord dell’Europa e dagli eserciti per le invasioni, da quella di Cesare alla Gallia a quella di Napoleone all’Italia.

San Bernardo, protettore dei viandanti e delle genti di montagna

Ora i tempi sono cambiati, si fanno passeggiate sino alla Peccia oppure all’alpe Larecchio, dove si trovano punti di ristoro caratteristici e dove si possono gustare le specialità valsesiane, con le ciaspole anche nella stagione invernale, ma soprattutto chi visita la valle si ritrova in un ambiente incontaminato, ricco di vegetazione, di fiori e di animali selvatici: la Val Vogna è un’oasi verde.

I nostri «vecchi» per chiedere protezione per i viandanti si affidavano a San Bernardo, protettore delle genti di montagna, fu così che all’inizio del sentiero che sale alla Peccia partendo da Sant’Antonio fu collocata, in una nicchia, la statua in gesso raffigurante San Bernardo, protetta da una inferriata. Purtroppo gli imbecilli militano anche tra coloro che amano la montagna: uno o più di questi avevano pensato bene di inserire un bastone nell’inferriata e decapitare il Santo. Venuto a conoscenza del fatto, Riccardo Minoli, che amava la Val Sesia e la Val Vogna in particolare visti i suoi anni trascorsi a Riva Valdobbia in gioventù ma anche dopo, si interessò per riparare il danno. Mi ero allora attivato con la sempre presente Adriana: il grande Giorgio Perrone aveva plasmato nel gesso una nuova statua di San Bernardo successivamente fusa in bronzo e messa a dimora dagli amici di Riva. Purtroppo nel frattempo Dino ci aveva lasciati, era andato avanti, ma come sempre aveva fatto nella sua vita anche questa volta aveva predisposto che la statua fosse terminata in tutti i particolari e ricollocata nella nicchia che aveva ospitato quella precedente. Sabato 22 giugno 2019, con la partecipazione della moglie di Dino, Ada, e del fratello Giuseppe, don Carlo aveva benedetto la statua, che da allora, grazie all’amore per il territorio dimostrato una volta in più, da Riccardo Minoli, protegge i viandanti in transito dalla Valvogna.

Sono trascorsi ormai sette anni, ricordare la statuetta di San Bernardo ma in particolare la figura di Dino Minoli lo ritengo doveroso per tutto quello che questa persona ha compiuto e realizzato per la nostra Valsesia.

Aldo Lanfranchini

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