Attualità
L’8ª edizione di «Una rosa per Norma»
GHEMME – Nella mattinata di domenica 11 si è tenuta la commemorazione «Una Rosa per Norma», giunta alla sua VIII edizione, promossa dal Comitato 10 febbraio e dall’Associazione Nazionale Volontari di Guerra, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei ministri e della Provincia di Novara. Il momento è stato introdotto dalla deposizione di una rosa al monumento nel parco intitolato alla giovane studentessa italiana istriana vittima dei partigiani titini, seviziata e uccisa nelle foibe nell’autunno del 1943.
L’8ª edizione di «Una rosa per Norma»
Il sindaco Barbavara ha voluto condividere un pensiero sulla cerimonia: «Ricordare oggi Norma significa restituire dignità alla sua memoria e a quella di tutte le vittime delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata; significa riconoscere il dolore di tante famiglie, di quanto hanno perso e di quanto hanno patito e ribadire che nessuna tragedia nella nostra storia può essere dimenticata o lasciata nell’indifferenza. Ricordare significa imparare dalla storia affinché l’odio, la violenza e l’intolleranza non abbiano più spazio nella nostra società».
Ha unito nel ricordo anche la sorella Licia, «che ha dedicato la propria vita a tenere viva la memoria e a far conoscere la tragedia di Norma» e ha aggiunto che lo scorso giugno le è stata dedicata una piazza. «Intitolare un luogo pubblico significa lasciare un segno concreto nella vita di un paese affidando alle generazioni future un messaggio e un esempio da custodire». Da parte dell’Amministrazione comunale è stato espresso l’impegno a far sì che queste testimonianze di vita vengano trasmesse ai giovani, «affinché conoscano la nostra storia e comprendano il valore della pace, della libertà e del rispetto della dignità umana».
Cristina Avvignano, presidente del Comitato 10 febbraio di Novara, ha dichiarato: «Con la manifestazione di oggi ricordiamo Norma Cossetto, una ragazza di 23 anni che ha preferito morire per non rinnegare la patria italiana. Una giovane donna che venne sequestrata, violentata, torturata e infine nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 1943 gettata dai partigiani comunisti slavi in una foiba».
Ha poi sottolineato come Norma sia diventata un simbolo di determinazione, di ostinato amor patrio e attaccamento alla propria terra, «simbolo delle donne che ancora oggi in tempo di pace e durante i conflitti armati sono vittime di violenza e di stupri di guerra».
Ha ricordato, inoltre, che nel 2005 l’allora presidente Carlo Azeglio Ciampi conferì a Norma Cossetto la medaglia d’oro al valore civile, con la motivazione di essere stata «luminosa testimonianza di coraggio e di amor patrio». Ha aggiunto che la stessa cerimonia di deposizione della rosa si stava svolgendo in numerose città italiane ed estere e che Norma sarebbe stata ricordata anche a New York, Buenos Aires, Montevideo, Melbourne, Santa Cruz di Tenerife e Dublino.
Ha infine insistito sul valore della scelta: «Norma ha scelto una soluzione pericolosa, rischiosa, tant’è che le è costata la vita. La sorella Licia è riuscita a fuggire, si è costruita una famiglia, ma non ha scelto una soluzione di comodo, perché, nonostante tutto, ha continuato a tenere vivo il ricordo della sorella e di tutta la sua gente, dei 20mila italiani di cui lo Stato italiano ha mantenuto l’oblio per anni». E ha concluso: «Ricordiamo tutti coloro che al confine nord-est dell’Italia hanno vissuto, sono stati torturati, infoibati, sono stati costretti a lasciare casa per cercare un altro luogo da chiamare casa e spesso hanno dovuto andare all’Estero».
La cerimonia è poi proseguita presso la piazza intitolata a Licia Cossetto e, infine, al cimitero per renderle nuovamente omaggio.
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