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Presentato a Varallo il volume “Dolcino. L’ultimo eretico” di Giulio Pavignano

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Sabato 23 maggio in Biblioteca a Varallo, è stato presentato il volume: “Dolcino. L’ultimo eretico”, di Giulio Pavignano

VARALLO – Sabato 23 maggio in Biblioteca a Varallo, è stato presentato il volume: “Dolcino. L’ultimo eretico”, di Giulio Pavignano, nella nuova edizione pubblicata dalla casa editrice di Campertogno: L’Alpigiana. L’Editrice si è detta soddisfatta che un autore biellese si sia rivolto in Valsesia per pubblicare la sua opera aggiornata alla luce dei documenti e delle nuove interpretazioni emerse negli ultimi due decenni.

Presentato a Varallo il volume “Dolcino. L’ultimo eretico” di Giulio Pavignano

Significativo che il primo capitolo del volume sia dedicato a Gherardo Segarelli, l’eretico arso sul rogo di cui Dolcino sarà il continuatore, collocando la figura di Dolcino nel più ampio quadro dei movimenti religiosi del XIII e XIV secolo. A differenza di Gherardo, illetterato, Dolcino ci ha lasciato tre lettere in cui illustra il suo percorso di rinnovamento della Chiesa, proponendo una dirompente profezia, che si differenziava da un generico millenarismo, perché nella predicazione di Dolcino il rinnovamento sarebbe stato imminente. L’autore ha chiarito il passaggio da movimento religioso pacifico a movimento armato: sentendosi ormai braccato e attaccato Dolcino decise di difendersi: “Con il rogo finisce la storia e inizia il mito”. L’autore prende in esame le opere di Frà Filippo da Rimella, al secolo Giovanni Reale, chiamato il “martello dei giansenisti” per il suo rigore nell’opporsi a quell’eresia, che scrisse negli anni della Rivoluzione francese e per primo collegò i dolciniani con i movimenti distruttori della Chiesa.

“Dolcino fu un uomo di indubbio carisma che seppe attrarre decine di persone, pronte a seguirlo senza nessuna prospettiva: tra gli Apostoli, così denominati per ribadire il legame con i primi seguaci di Gesù, c’erano uomini, donne, vecchi, bambini”: Pavignano si è soffermato sul passaggio di Dolcino in Valsesia, territorio che in quegli anni era un unicum dal punto di vista della gestione amministrativa, articolata in due Curie, si autogovernava: “Lasciò tracce che ancora oggi sono individuabili, creò miti e leggende, come il famoso patto dei Valsesiani, un clamoroso falso storico”.

Pavignano nell’analisi del pensiero di Dolcino, ha cercato di non lasciarsi tentare da ideologie o preconcetti: “Mi sono interessato a Dolcino perché sono appassionato di storia medievale e in particolare amo approfondire temi legati alla storia religiosa: quella del 2007 fu un’occasione per dare una veste organica a tutto il materiale che avevo raccolto negli anni”.

Al termine della presentazione è intervenuto Arduino Vettorello che ha ricordato lo studioso varallese Alberto Bossi, che a Dolcino dedicò la sua Tesi di Laurea, poi pubblicata in volume, mentre Anna Maria Marchetti Grasso, autrice delle Passeggiate valsesiane, ha chiesto precisazioni sulla dislocazione dei dolciniani intorno alla Parete Calva. A questo proposito Pavignano ha ricordato la campagna di scavi archeologici realizzati da Gabriella Pantò, con la pubblicazione di quanto era stato ritrovato. Irit, attivista politica israeliana che vive a Varallo e partecipa attivamente alla vita sociale e culturale, ha apprezzato la necessità di non giudicare le vicende del passato con i valori del presente, calando nelle diverse epoche storiche i criteri di bene e di male, Giulio Pavignano ha concluso il suo interessante intervento ricordando che la differenza con Francesco d’Assisi, forse, può anche essere individuata nel fatto che: “Dolcino non ebbe un Papa che sognava che la Chiesa cambiasse e Francesco soprattutto cercò la conciliazione tra le due Regole”.

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