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Varallo: “per gli Alpini non esiste l’impossibile”

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Da qualche anno il presidente sezionale Gianni Mora «premeva» per averlo ospite in Valle: perché di presenza importante e molto gradita si sarebbe trattato e perché la nostra Valsesia la vedesse anche lui, il presidente nazionale dell’ANA.
Finalmente, venerdì e sabato scorsi, Sebastiano Favero (nato nel 1948 in provincia di Treviso, a Possagno, del cui Gruppo Alpini fa parte), ai vertici dell’associazione dal giugno 2013 (e quindi, attualmente, all’inizio del terzo mandato), ha accettato l’invito e ha trascorso due giorni qui da noi.
Caso ha voluto che per la serata del 15 novembre fosse stata convocata, nella sede di Roccapietra, la riunione dei capigruppo. Alla quale il presidente nazionale ha partecipato, rendendo ancora più significativo questo tradizionale momento di confronto sull’andamento, le attività, i programmi della Sezione.
Sabato, poi, Favero ha fatto, giustamente, il turista.
E’ stato in mattinata al Sacro Monte, che gli è piaciuto tantissimo e che ha promesso tornerà a vedere in compagnia della moglie, e nel pomeriggio è salito ad Alagna, dove c’era già anche la neve.
La sera, poi, di nuovo in sede, per vedere il museo allestito all’ultimo piano, molto bello tra l’altro, di eccezionale valore storico, a visitare il quale arrivano anche alcune scolaresche.
Sono andata anch’io a conoscere l’ing. Favero «sì, però sono in pensione, o non avrei il tempo di dedicarmi all’associazione». Eh già, perché mi sa che una realtà di queste dimensioni richieda un impegno non indifferente: «Certo, è proprio così. La struttura organizzativa, la logistica, la pianificazione. Ci sono tante cose di cui ci si deve occupare perché l’ANA, in tutte le sue declinazioni, mantenga il suo ruolo e prosegua la sua opera nel nostro Paese. Ci vuole tempo, appunto, ma anche serenità mentale». Ne sono convinta! Così come so bene, e come me molti altri, che l’Alpino rappresenta senza dubbio una buona compagnia (allegria e aggregazione, dove ci sono le Penne Nere, le trovi sempre) ma che anche, e in maniera molto evidente, costituisce per tutti una garanzia: «Non soltanto le attività di Protezione Civile, peraltro importantissime» ha ricordato Favero, «e quelle legate all’Ospedale da Campo, che peraltro richiede una gestione e una organizzazione puntuali e precise, ma pure tutto il discorso legato al volontariato in generale: gli Alpini intervengono in mille modi, dove serve».
Uno degli obiettivi prioritari è quello della formazione dei giovani: «Sicuramente. Da quando è stata abolita la leva obbligatoria, sotto questo aspetto l’Italia è decisamente carente. Alcune Regioni se ne sono accorte, e stanno provando a interessare chi ci governa sulla necessità di prevedere per legge una sorta di percorso formativo, di sei, otto mesi. Noi, come ANA programmiamo già dei campi scuola per i giovani, iniziative che coinvolgano le nuove generazioni nell’ottica di una preparazione, una crescita, anche. Perché se è vero che in Italia da 70 anni siamo in pace, è altrettanto vero che non si sa che cosa potrà accadere nei prossimi due decenni, per esempio. Noi dipendiamo dal ministro della Difesa, e la difesa è fondamentale per un Paese. Così come è fondamentale, in caso di necessità e di urgenza, sapere come e dove intervenire, con quali mezzi. E’ quindi evidente che non si può prescindere da una formazione, quella appunto che veniva erogata durante il servizio di leva. Le scuole, chiaramente, non forniscono questo tipo di “insegnamento”. Del resto, quando si verifica un’emergenza, non si accende il pc ma si prende in mano il badile».
Restando sul tema dell’abolizione della leva (prevista dalla legge 226/2004 e attiva dal 1° gennaio 2005), nel lungo periodo comprometterà l’esistenza dell’associazione? «No, assolutamente, non è questo il punto. Siamo 80 Sezioni, 4.500 Gruppi, per un totale di più di 345mila iscritti di cui ben 264mila alpini. Siamo tanti, sempre. Il problema non è nostro ma della società, se appunto, tornando al discorso sulla formazione dei giovani, rimarrà senza uomini e mezzi per difendersi».
«Non è un caso» ha aggiunto Sebastiano Favero «se le Penne Nere sono quello che sono ancora dopo 100 anni. Gli Alpini sono semplici, spontanei. Sono capaci di dare e di stare insieme. Di impegnarsi e di intervenire. Per gli Alpini non esiste l’impossibile».

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